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Enrico Castellani, nato nel 1930 nella provincia di Rovigo, ha solcato il Novecento dell’arte accompagnandosi a tutti i più grandi nomi delle Avanguardie, da Fontana a Manzoni, fino a Donald Judd, che in un articolo del 1966 lo aveva definito il “padre del Minimalismo”, rendendosi a sua volta autore di un corpus sterminato di opere che hanno attraversato con rigore e con immensa forza espressiva le tensioni degli anni ’50 e ’60, diventando capisaldi imprescindibili dell’arte visiva “Made in Italy”. Curato da Renata Wirz con Federico Sardella, con testi di Bruno Corà e Marco Meneguzzo, il più grande catalogo ragionato sul lavoro dell’artista, che comprende la pubblicazione di oltre mille opere realizzate dal 1955 al 2005, sarà presentato stasera alle 18.30 a Palazzo Reale, in una discussione che vedrà anche gli interventi di Paola Nicolin e Lea Vergine. Una raccolta che è un esempio di editoria “d’arte”, monumentale, dove molte delle opere pubblicate sono inedite, come le pitture iniziali, la prima superficie a rilievo e alcune delle successive, fino agli esempi più emblematici di uno stile senza tempo, attuale come tutt’ora sono attuali i “tagli” di Lucio Fontana, i “sacchi” di Alberto Burri e gli “achrome” di Piero Manzoni. Il volume, suddiviso in due tomi, presenterà anche i principali scritti redatti da Castellani e una selezione di scatti che costituiscono una sorta di insolito racconto per immagini. Un incontro lungo quasi sessant’anni, con uno dei più magici ed emblematici artisti del Belpaese.




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