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Aveva preso parte all’VIII Quadriennale d’Arte Contemporanea di Roma, a tre “Salon des Réalités Nouvelles” consecutivi, e a vari “Salon Grands et jeunes d’Aujuourd’hui”, e “Salon des Comparaison Grand Palais” parigini. Mostre anche alla Bertrand Russell Peace Foundation di Londra, all’Art 94 di Bruxelles e al “Costructivismo 96” a Caracas. Nato a Udine, era tornato presto in Toscana, dove è scomparso a 89 anni. Stiamo parlando di Walter Fusi, una carriera iniziata negli anni ’50, aderendo alle correnti Informali e successivamente, dalla fine degli anni Sessanta, con il trasferimento a Milano, si era avvicinato alle sperimentazioni geometriche e spazialiste. Di nuovo in Toscana, a Firenze, negli anni successivi era tornato alla pittura astratta, ma senza legarsi stabilmente a “mode” o correnti. Era un artista lontano dai riflettori Walter Fusi, che negli ultimi anni aveva lavorato instancabilmente alla serie dei “Carmina Burana”, le grandi pitture geometriche che lo hanno accompagnato fino ad oggi. Accostato a Bonalumi, Castellani o, agli Astrattisti americani, Fusi, dopo la grande antologica proprio a Colle Val D’Elsa nel 1999, aveva donato al comune toscano molte opere che ripercorrono integralmente la sua vicenda artistica, che troveranno futura collocazione nel complesso museale del Conservatorio di San Pietro. «A contraddistinguere il suo carattere erano l’altruismo e la generosità, insieme alla passione grande e intensa per la pittura. Il suo stile era personalissimo e originale, a tal punto che è difficile fare confronti con altri autori o applicare categorie critiche precostituite: Walter Fusi era semplicemente se stesso e adesso mancherà tanto a tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, come uomo e come artista» ha ricordato Federica Casprini, Assessore alla Cultura del comune fiorentino.










