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Arrivano da tutto il mondo, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Sono curatori, conservatori e scienziati del Getty Conservation Institute di Los Angeles, del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, del Seattle Art Museum, dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari e dell’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Centro SMAArt di Perugia. E sono tutti al cospetto di Jackson Pollock, la punta di diamante -come lei stessa lo considerava- della carriera di collezionista della Guggenheim, che nel 1950 organizzò la prima mostra in Europa dell’Espressionista americano, al Museo Correr, tenendosi undici opere di fondamentale rilevanza.
Ma cosa verrà effettuato alle tele di Pollock? Una supervisione per verificare lo stato di conservazione delle opere, la prima del suo genere sui dipinti conservati a Venezia.
Il progetto di ricerca, coordinato da Luciano Pensabene Buemi, conservatore della Collezione Peggy Guggenheim e da Carol Stringari, conservatore capo del Guggenheim Museum di New York, sarà realizzato in collaborazione con il lavoro dei tecnici del laboratorio MOLAB (CNR-ISTM, SMAArt, INO – CNR) e del Laboratorio di Diagnostica di Spoleto. «Il MOLAB impiegherà strumentazioni allo stato dell’arte per l’analisi elementare (fluorescenza a raggi X) e molecolare (spettroscopia Raman, FTIR, fluorescenza UV-vis), puntuale e di imaging, di pigmenti e leganti, riflettografia multispettrale VIS-NIR con lo scopo di caratterizzare la tecnica pittorica dell’artista e lo stato di conservazione delle opere» ha spiegato Costanza Miliani, coordinatrice di MOLAB. La prevenzione prima di tutto.


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