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Il confine, in questi casi, tra rappresentazione e realtà, tra denuncia e spettacolarizzazione, è molto labile. Eppure la notizia sta facendo il giro del mondo, dopo la pubblicazione di un video sul Guardian. Stiamo parlando dell’ “esperimento” del rapper inglese Yasiin Bey, aka Mos Def, che ripreso dal regista Asif Kapadia, si è sottoposto a una sessione di alimentazione forzata, pratica che sta riguardando oltre quaranta detenuti del carcere cubano-statunitense di Guantanamo, attualmente in sciopero della fame contro le condizioni della struttura. Che ovviamente secondo lo stato americano risulta in regola con gli standard imposti all’assistenza dei detenuti, anche nella pratica della sonda che, dopo nove pasti saltati, diventa “obbligatoria” per il nutrimento dei carcerati. Ma che secondo l’esperienza del musicista diventa l’ennesima “tappa” delle torture e delle vessazioni che i galeotti subiscono nel penitenziario degli orrori, divenuto tristemente celebre per i maltrattamenti immortalati in scatti fotografici e video realizzati dagli stessi addetti alla sicurezza, nonché per le tecniche di “interrogatorio” piuttosto feroci, giusto per usare un eufemismo, come il “waterboarding”, che consiste nel versare acqua nelle narici e nella bocca di un detenuto immobilizzato su un tavolo inclinato, per provocare la percezione di annegamento. Una polemica che diviene ancora più aspra per la sottomissione della pratica in periodo di Ramadan, per i detenuti islamici, forzando la mano sulle contraddizioni di una società dove l’Amministrazione Obama, nonostante le promesse, non è ancora riuscita a chiudere il campo, aperto nel 2002, e dove quotidianamente si consuma una lotta contro “il terrorismo”. Mos Def, che ha accettato di sottoporsi all’esperimento guidato dalla Ong britannica Reprive, è ripreso legato ad una poltrona con il cranio immobilizzato, nella classica tuta arancione. Ma il rapper ha resistito poco alla “somministrazione”: poco più di cinque minuti, mentre nella realtà l’alimentazione forzata è un processo che dura almeno un paio d’ore. Un nuovo faro puntato sull’attualità, dopo la presa di posizione di Banksy o Steve Mumford, al Guantanamo Bay Museum of Art and history. Un’altro “documento” scomodo, destinato a far discutere. Il video, di cui si sconsiglia la visione ai minori e alle persone impressionabili, è visibile anche su youtube, a questo link: www.youtube.com/watch?v=z6ACE-BBPRs










