17 settembre 2013

Si fa dell’arte quel che si può. Parola di Roberto Cecchi, che attacca l’ultimo Decreto Legge per il rilancio dei Beni Culturali

 

di

Roberto Cecchi

È uscito alla luce lo scorso 8 agosto, il Decreto Legge 91/2013. Parla del rilancio dei Beni Culturali, e intitolato proprio “Valore Cultura” e che dovrebbe dare “Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo”. Per prima cosa il decreto si prefigge il compito di finanziare Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, nonché di rivalorizzare tutta quell’area turistica compresa la Reggia di Caserta e il Polo Museale di Napoli. Con la nomina, entro un mese, di un direttore interno di progetto -come vi avevamo annunciato- e anche il ripristino delle attività del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo. Un decreto che secondo l’ex Sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi non è invece certamente risolutivo della situazione in cui versano i tesori dell’arte in Italia da anni e anni. 
«È un dispositivo che contiene passaggi interessanti come il fatto che si ricostituiscano a costo zero i Comitati tecnici scientifici, spazzati via dalla scure insipiente dei tagli lineari, lasciando l’amministrazione  senza uno strumento indispensabile per decidere con consapevolezza. È rimarchevole che si siano trovate risorse per proseguire il lavoro di riassetto degli Uffizi e del museo della Schoa. E anche che si voglia dare una sistemata alla questione delle fondazioni lirico-sinfoniche e che si renda strutturale la tax credit per il cinema» scrive Cecchi dal sito Italia Futura, l’Associazione di imprenditori creata tra gli altri da Luca Cordero di Montezemolo nel 2009. 
E parla anche della possibilità che siano liberalizzate le donazioni per erogazioni liberali, con un tetto però di 5mila euro. Esatto, 5mila euro. Un pugno di mosche.
Come del resto sembra essere tutto l’impianto del decreto, che «vede il riassetto di un settore a scapito di altri. Più deboli e più indifesi. Già, perché il riassetto delle lirico-sinfoniche avviene a scapito degli altri beni culturali, quelli storico artistici e quelli archeologici. Si emungono altri 25 milioni di euro da un settore che è stato letteralmente azzerato» continua Cecchi.
Il Decreto vede anche l’inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale, con il Mibac che stanzierà 2,5  milioni  di  euro per  l’anno  2014, più una serie di finanziamenti europei. Poi ci saranno 8 milioni per i nuovi Uffizi, 4 milioni per il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, e altri 2 milioni di euro per ulteriori interventi di tutela. E i 500 giovani per la cultura, l’altro passo del decreto. 
Quello che sembra l’ulteriore sberleffo ad una generazione che spesso appare deprivata di ogni possibilità di “sviluppo”. Secondo i piani saranno selezionati 500 laureati under 35 per un tirocinio di 12 mesi nei processi di digitalizzazione dei Beni. Il progetto pilota partirà nelle regioni Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, con i primi 100 ragazzi. «Si stanziano 2,5 milioni di euro per proseguire le attività di digitalizzazione del patrimonio culturale. Senza accorgersi che 2,5 milioni diviso 500 fa la bella cifra di 5mila euro l’anno, che poi, tolte le tasse, al mese, cosa fanno? Senza considerare che per selezionare i 500 “fortunati” bisognerà passare per una qualche forma concorsuale». E l’ex Sottosegretario chiude con il pensiero più forte, quello che balza in mente scorrendo i 13 articoli del D.L. 91/2013: «A quei “fortunati” 500 giovani bisogna dire con chiarezza che non è attraverso quei fondi che avranno un futuro per il lavoro. È anche una questione di dignità. Dopo la brutale disoccupazione che li attanaglia, non li possiamo trattare così». E così sia.

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