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Council on Tall Buildings and Urban Habitat (CTBUH) è un nome che può far sorridere. Richiama alla mente quelle competizioni molto americane riservate a chi mangia più hamburger, che hanno la grandeur dalla loro parte, mischiata con una buona dose di triviale spettacolo. E invece il Concilio degli edifici più alti del mondo e dell’habitat metropolitano è un ente che ogni anno premia un edificio in base al proprio stile, alla lungimiranza dell’approccio architettonico, all’originalità. E quest’anno indovinate un po’ chi sale sul podio? Un’altra sigla, anzi due: il CCTV di Pechino firmato OMA. In altre parole potete leggere: la sede centrale della televisione cinese (China Central Television) realizzata da Rem Koolhaas a partire nel 2002 e completata lo scorso anno, che gli abitanti di Pechino chiamano “i grandi pantaloni” per l’effetto che la torre di 234 metri dà con la sua grande apertura centrale tra due corpi a forma di classico parallelepipedo.
A spuntarla sullo Shard a Londra, Sowwah Square a Abu Dhabi e The Bow a Calgary «L’insolito grattacielo, che invece di competere nella corsa per l’altezza finale e lo stile attraverso una torre bidimensionale, il CCTV costituisce una vera esperienza tridimensionale, si conclude con un sbalzo di 75 metri» ha spiegato il Concilio motivando la scelta. D’altronde Koolhaas, di cui vedremo tra pochi mesi la sua nuova Biennale d’Architettura, è da tempo concentrato sulle possibilità e i limiti della struttura “grattacielo” e già dieci anni fa aveva scritto il saggio Kill the Skyscraper: «Non pensavo che ci fosse così tanta vita creativa nel fare grattacieli. Perciò, ho provato a lanciare una campagna contro il grattacielo nella sua forma più banale. Essere qui è molto commovente, nella parte di una comunità che sta cercando di fare grattacieli più interessanti» ha dichiarato l’architetto in occasione della premiazione.














