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Nato nell’estate del 1959 con l’obiettivo di seguire l’arte nazionale e farla conoscere al territorio, il Premio Vasto ha passato in questi decenni diverse “anime”. Intorno alla metà degli anni ’70 smette di essere un certamen artistico e si trasforma in una rassegna che viene curata via via da grandi critici, da Carluccio, a De Micheli, da Cerritelli a Crispolti. Negli anno ’90 furono le volte della “rivisitazione” dell’arte italiana del 900, e poi arrivarono le edizioni più sperimentali, curate da Lorenzo Canova o Alessandro Riva, fino ad arrivare ad essere anche trampolino per gli emergenti a partire dal 2002. Quest’anno però il Premio Vasto cambia pelle, sotto la curatela di Gabriele Simongini che sceglie la linea dell’ “Icona Ibrida” e una serie di artisti, al di là di trofei, ma dando all’ex concorso il timbro di una mostra d’arte contemporanea.
Il tema scelto è, appunto, quello dell’immagine ibrida, e anche in questo caso si parte dallo studio di «Forme in transito verso il mistero, fluide, metamorfiche, impermanenti, non definibili secondo cifre cristallizzate, da manuale di storia dell’arte, icone bidimensionali o plastiche che spesso oltrepassano la pura, semplicistica separazione fra quadro e scultura. Ecco un’ibridazione anche generazionale, tramata di identità artistiche scritte nel vuoto come generatore di possibilità. Ecco affermarsi uno sguardo laterale, avverso alla centralità tirannica e monolitica della definizione mummificata che non ammette vie di fuga, eccezioni, aperture», scrive Simongini. In scena tra gli altri anche Vasco Bendini e Fabio Nicotera, Marco Grimaldi, Matteo Montani, Stella Tundo, Giorgio Vicentini, Sabina Alessi, Marco Brandizzi, Bruno Conte, Francesco Guerrieri, Roberto Piloni, Andrea Lelario, Gianluca Murasecchi, Peter Flaccus, Alberto Timossi e Simone Pappalardo, Maurizio Pierfranceschi, Vincenzo Scolamiero ed Alfredo Zelli, Andrea Fogli, Fausto Cheng, Antonio Fraddosio, Mariantonietta Sulcanese e Marcello Mariani. «Uno sguardo plurale e pluralista, fluido, metamorfico, in transito. Un’idea metaforica dell’arte che, parallelamente alla scienza e pur indipendentemente da essa, non contempla un solo universo possibile ma un multiverso, un insieme di universi coesistenti ed alternativi al di fuori del nostro spaziotempo», è l’introduzione del curatore, che divide idealmente la mostra in alcuni macrocapitoli: Forme Fluide alla ricerca dell’Aura; L’ordine enigmatico; Le metamorfiche trasformazioni del segno; Materiale Immateriale; Senza specie; Slittamenti, corrispondenze e connessioni; Presenze inquiete, magmatiche. Una passeggiata nell’ombra del contemporaneo, densa del mistero di figure cangianti, per una nuova forma di vecchio “trofeo” che si rinnova.











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