10 settembre 2014

Viva ed eccellente. Ecco la manifattura tessile italiana in scena alla Triennale, pensando ancora una volta al territorio

 

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L'installazione di Afran in collaborazione con Texpoint alla Triennale

In scena ci sono i prodotti di alcune delle più grandi aziende italiane dell’industria leggera del tessile: Candiani, Canepa, Dainese, Eurojersey, Forza Giovane Art, Gavazzi, Lurex, NextMaterials, RadiciGroup, Res, Slam, Stone Island, Zegna Baruffa, Zip. Sono le imprese che hanno offerto il loro supporto per “Textile Vivant”, una mostra che si inscrive perfettamente nel programma della “nuova” Triennale, come ha ricordato Andrea Cancellato, del CdA dell’istituzione milanese, durante le presentazioni di stamane: «La Triennale è interessata a questo tipo di offerta culturale, che unisce il progetto di base con il prodotto finito».
In qualche modo, insomma, si parla – con l’allestimento di Peter Bottazzi – di un’importante comparto del settore economico italiano, che dal dopoguerra a oggi ha permesso al Belpaese di varcare i propri confini con la moda e l’originalità dei propri tessuti.
Realizzata in collaborazione con il Politecnico, con la supervisione di Eleonora Fiorani, Maria Grazia Soldati, Barbara Del Curto e Giovanni Maria Conti, la mostra muove – come spiega proprio Fiorani, «Da un’idea vicina alle teorie del Bauhaus, ovvero che il tessuto è vivo, ed è pelle di una cultura. L’Italia è nota nel mondo proprio per questi materiali, ma non c’è abbastanza luce sull’innovazione che continuamente si fa per restare al passo. C’è stata inoltre una sorta di “dimenticanza” da parte delle istituzioni nel promuovere questo settore, nonostante la stessa Triennale, nelle sue vecchie edizioni, faceva mostre sul tema, evocando anche la ricerca nella sua molteplicità».
Al primo piano, così, è presente quello che concerne anche la mutazione del concetto di moda, con i nuovi tessuti prodotti, con l’evoluzione dei brand, con una serie di materiali che diventano parte anche di architettura e design e, assolutamente, di arte. Da non perdere infatti le installazioni di Ilaria Beretta, Deda Barattini, Ivana Margherita Cerisara e Afran, che con Texpoint ha realizzato una sorta di paesaggio marino postatomico, con grande lische di pesce “a gruccia” e due grandi teste di spada in denim, per rileggere il tema del tessile e dell’intreccio. Perché la moda non fa solo tendenza.  

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