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Oggi al Teatro dell’Opera, in solidarietà con gli oltre 180 coristi e orchestrali licenziati, a suonare gratuitamente per i “vecchi” colleghi saranno giovani precari, che insceneranno il Và Pensiero.
Un nuovo capitolo sembra aprirsi nell’affaire romano del Teatro Costanzi, dove da questa mattina inizieranno ad essere recapitate le lettere di licenziamento per i lavoratori, ma le 14 fondazioni lirico sinfoniche d’Italia non faranno attendere il loro dissenso, e annunciano manifestazioni a raffica entro la fine del mese a Roma.
I sindacati non hanno fatto attendere la loro soluzione, ovvero le “Dimissioni Franceschini”, nel caso non si riesca a trovare un compromesso per Roma, che suona un po’ -secondo questo punto di vista- come una sorta di piano di reintegro o di revisione della forbice che permetterà di risparmiare qualche milione di euro, ma che lascerà a casa gli addetti ai lavori.
«È un chiaro passo nella cancellazione del ruolo di tutela della cultura. Il licenziamento è un campanello d’allarme per chiudere definitivamente il rapporto con le istituzioni sorde a una legge di sistema e aprire da subito percorsi legali atti a far definire le illegalità. Franceschini sta avallando un disegno destabilizzante che parte dal Teatro di Roma», dicono dalla Fials, mentre Federculture offre la spalla al Ministro e alla sua “idea rivoluzionaria” di «liberare i teatri dal cappio di contratti nazionali inamovibili che hanno favorito in troppi casi inefficienza e sprechi a danno della produttività e della sostenibilità economica -spiega Roberto Grossi, presidente del gruppo, che continua: Il contratto a tempo determinato rinnovabile è, dunque, la strada del futuro, così come già avviene nei grandi teatri d’Europa».
Quel che è certo, per ora, nonostante questi riflussi, è che dalle scelte dell’Opera non si tornerà indietro, e che sicuramente la strada (nel bene e nel male) sotto questo profilo cambierà direzione. Aggiornamenti in corso.



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