Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Dopo i Sette Savi di Fausto Melotti e il Cavaliere di Marino Marini, ecco che a Malpensa arrivano tre nuovi oggetti, stavolta “misteriosi”. Sono firmati da Gio Ponti e sbarcheranno al Terminal 1 da mercoledì. A cura di Salvatore Licitra, nell’aeroporto milanese arriveranno l’installazione Espressioni dello showroom Ideal Standard di Milano (1966), la Cattedrale di Los Angeles (1967), e i Pavimenti per gli uffici della Salzburger Nachrichten di Salisburgo (1976).
Tre produzioni con le quali Ponti aveva misurato gli spazi indagando i simboli dell’architettura: allo show room della Ideal Standard a Milano aveva riempito l’ambiente di bianchi obelischi di diverse altezze, mentre la Cattedrale per la città della West Coast alta oltre 4 metri e larga due è composta da tre sottili lamine sovrapposte in forma di angelo, tagliate in modo da giocare con la luce e dedicate «ai poeti, i bambini, i giovani puri e Ray e Charles (Eames) abituati ai miracoli».
Discorso inverso, invece, per il pavimento: nel 1976 Ponti diede la possibilità a questo elemento di diventare il primo, vero e unico protagonista del suo progetto, lasciandosi alle spalle la lunga tradizione che voleva il pavimento relegato a mero complemento funzionale. «Sono certo che a Gio Ponti sarebbe piaciuto misurarsi con un’esposizione in uno spazio come la “Porta di Milano”, e sperimentare l’impatto con lo sguardo di viaggiatori che attraversano luoghi e tempi sospesi tra arrivo e partenza – spiega Licitra-. Gli Oggetti misteriosi – un pavimento che possa essere una pittura, un angelo che possa essere una chiesa, e tanti obelischi bianchi che contraddicono la loro tradizionale, solitaria, severa monumentalità – raccontano molto della sua libertà creativa. Una qualità che ha animato il suo lavoro fin dai primi anni, ma che dalla metà degli anni ’60 prende campo con opere dove la committenza, se c’è, diviene sempre più l’occasione per dar corpo e vita a progetti non più serrati tra necessità funzionali». Un nuovo benvenuto in quella che, oggi più che mai, deve essere (e sembrare) la città del progetto. Fino al prossimo marzo.











