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Plauso di forze dell’ordine e politiche per “Artemide”, l’operazione che ha permesso di recuperare qualcosa come 2mila reperti archeologici trafugati in dozzine di città italiane, da Agrigento a Bologna, da Roma a Taranto, da Milano a Caserta.
Al centro sempre loro, i carabinieri del “Reparto Tutela Patrimonio Culturale”, stavolta coordinati dalla DDA di Napoli, e un recupero che è stato possibile grazie a qualcosa come 142 decreti di perquisizione, emessi dalla direzione distrettuale antimafia. Dopo il blitz dello scorso 23 gennaio, con quasi mille oggetti venuti alla luce, vi sono stati anche tre arresti. Tutti di cittadini italiani.
«L’operazione Artemide dimostra le elevate capacità di contrasto al traffico illecito di beni archeologici sviluppato in oltre quarant’anni di attività da questo eccellente reparto specializzato. Ringrazio i militari dell’Arma e la magistratura per l’eccellente lavoro svolto, che ha permesso il recupero di migliaia di reperti archeologici e ha sgominato un’organizzazione criminale dedita alla razzia del patrimonio culturale del Sud Italia», ha dichiarato Franceschini.
A parte le leggi per la tutela del patrimonio, per esempio, la vera domanda che ci sorge spontanea, è quando in Italia si finirà di saccheggiare e di contrabbandare il territorio. Di certo non si tratta di una fonte rinnovabile, e i reperti millenari non crescono sugli alberi o come tartufi. Come la mettiamo?










