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Bertille Bak, Mircea Cantor, David Maljkovic, Maria Papadimitriou e Unknown Friend, duo composto da Stephen G. Rhodes e Barry Johnston, sono i finalisti della terza edizione del Mario Merz Prize, scelti da una giuria composta da Samuel Gross, Claudia Gioia e Beatrice Merz. Per quanto riguarda, invece, la sezione musica, i finalisti sono Annachiara Gedda (Italia, 1986), Mauro Lanza (Francia, 1975), Filippo Perocco (Italia, 1972), Robert HP Platz (Germania, 1958) e Jay Schwartz (Germania, 1965).
Il premio è assegnato a cadenza biennale ed è stato sviluppato anche per dare vita a una rete di collaborazioni tra Italia e Svizzera, oltre che per supportare la ricerca in campo artistico e musicale. Non sono previsti limiti di età, nazionalità o tecniche ma i candidati possono accedervi solo attraverso una segnalazione via web da parte di personalità del mondo della cultura. Ad aggiudicarsi la prima edizione è stato Wael Shawky, mentre la seconda è stata vinta da Petrit Halilaj, attualmente in esposizione presso la sede della Fondazione con “Shkrepëtima”, mostra a cura di Leonardo Bigazzi e visibile sino al 3 febbraio 2019.
Dal 3 giugno al 6 ottobre 2019, gli artisti indicati nella shortlist saranno protagonisti di una collettiva nella sede della Fondazione Merz di Torino, quindi, una seconda giuria, composta da Manuel Borja-Villel, direttore Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Lawrence Weiner, artista, Massimiliano Gioni, direttore Artistico New Museum e Fondazione Trussardi, oltre che da Beatrice Merz, sceglierà il vincitore. Anche il pubblico potrà partecipare attivamente alle selezioni, esprimendo la propria preferenza sul sito mariomerzprize.org e il vincitore avrà la possibilità di realizzare un progetto espositivo a novembre 2020, commissionato e prodotto da Fondazione Merz.
Bertille Bak è nata nel 1983 ad Arras, in Francia, ha studiato con Christian Boltanski all’Ecole Nationale des Beaux-Arts di Parigi e lavora nel campo dell’arte relazionale, coinvolgendo in particolare minoranze represse o dimenticate. Mircea Cantor, nato nel 1977, in Romania, realizza video, sculture e installazioni incentrate sul contrasto tra incertezza e prevedibilità. Trai suoi lavori più conosciuti, The Landscape is Changing (2003), un film che raffigura dei manifestanti per le strade di Tirana, e Deeparture (2005), un film che descrive l’incontro tra un lupo e un cervo nello spazio vuoto di una galleria d’arte. David Maljkovic, nato nel 1973 a Rijeka, in Croazia, ha esposto al Palais de Tokyo di Parigi, alla GAMeC di Bergamo, e alla Whitechapel di Londra e lavora sulle possibilità dell’archivio e della narrazione, in termini sia artistici che linguistici. Maria Papadimitriou, nata a Greta nel 1957, insegna presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Tessaglia, nel 2015 ha esposto alla Biennale di Venezia ed è nota per la sua capacità di esplorare progetti collaborativi e attività collettive che sottolineano l’interconnessione tra arte e realtà sociale. Unknown Friend è il nome d’arte dietro cui si cela la collaborazione artistica tra Barry Johnston e Stephen G. Rhodes, nati rispettivamente nel 1977 e nel 1980, negli USA. Per il loro alias fanno riferimento all’opera letteraria Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens. Sivilization’s Wake è il loro progetto illimitato nel tempo e presentato per la prima volta a Palermo nel 2018, da Incurva Projects.










