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Il secondo appuntamento del progetto Linguaggi Partenopei, ideato da Dino Morra e Gino Solito, sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, è con Matilde De Feo, per “In The Mouth for Cinema”. Nella sala delle Mura Greche della BRAU-Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica della Federico II, quattro video monocanali, forme ibride tra scrittura scenica e video, proiettano la ricerca artistica della performer, filmmaker e operatrice culturale.
In un luogo intriso di storia, l’artista ha scelto di installare quattro schermi, in una singolare apertura nelle Mura Greche. Simile a una bocca, l’accesso apre a un’umida cavità che ospita il primo video Non Io (2006), liberamente tratto dall’omonimo lavoro di Samuel Beckett. Uno stretto e basso corridoio guida lo spettatore in una piccola sala claustrofobica dove sono mostrati i video D Giò (2010) – selezionato per lo Short Film Corner, vetrina internazionale fuori concorso del Festival di Cannes, e dall’Accademia dei David di Donatello – il documentario Venticinque di Dicembre (2011), autentico e personale ritratto di “Il pranzo di Natale”, un progetto di Antonietta De Lillo, Il mio corpo a Maggio (2014), un cortometraggio videoperformativo sulla corporeità nato all’interno di un ciclo di incontri diretti dal documentarista Silvano Agosti.
L’eco corale dei quattro video che rimbomba nella sala dà voce all’autrice e confonde lo spettatore. Non c’è scarsità di vuoto nello spazio, la cavità che ospita i video non permette via di fuga all’occhio del pubblico. Le immagini arrivano dove le parole sfuggono. Immagini di bocche di donne, vulve in fiore, ritratti di una rara sensualità o di disgustose abitudini a tavola ma anche storie di persone sole, chiuse in se stesse, sedute ai piedi di un letto. L’osservatore è invitato a fare un atto voyeuristico, morboso, intimo nella vita degli altri. (Danilo Russo)
In home e in alto: foto di Renato Esposito












