06 ottobre 2018

Les Pratiques Solitaires. A Genova, cinque artisti per un viaggio alla scoperta di sé

 

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Quante cose si possono fare con l’arte contemporanea? Tante ma, con tutta probabilità, mai avreste pensato a una speciale seduta di psicanalisi self-made. L’intuizione è venuta allo studio di produzione e promozione per l’arte contemporanea THE VIEW che, dall’alto della sua sede sul cucuzzolo di Genova, nell’incantevole zona di Sant’Ilario, ha invitato cinque artisti a produrre lavori che inquadrino in pieno e singolarmente le loro personalità, incluse paure, ossessioni e manie più recondite. Col progetto “Les Pratiques Solitaires”, Vittorio Dapelo, deus ex machina di THE VIEW, travalica i limiti dell’esperienza artistica come occasione decisamente mainstream, prelevando cinque giovani artisti e mettendoli alle strette, portandoli a fare i conti con poetiche e sentimenti personali. In qualche modo costringendoli a una situazione di “cattività”, chiamandoli a interagire tanto col proprio io, col proprio modus operandi, quanto col territorio, potendo contare sulle ambientazioni di una Liguria coi suoi panorami alla Baudelaire, carichi di lusso, calma e voluttà. 
Curato da Francesco Garutti, “Les Pratiques Solitaires” è un’inaspettata incursione nei fuori onda dell’arte contemporanea. Questi i nomi dei cinque temerari che si sono messi in gioco: Anna Franceschini, Diego Marcon, Andrea Romano, Andrea Sala e Sofia Silva. Per un’investigazione dell’io che, partendo dall’artista, arriva all’opera ma in maniera più indiretta, prendendo in considerazione tutte quelle contingenze e latenze psicologiche che non solo servono a finalizzare quest’ultima ma anche ad analizzare per mettere in evidenza – nonché in discussione – l’intera visione poetica di ogni singolo autore. L’opera diventa quindi un totem, una riflessione a tutto campo fatta dall’artista sull’artista; parte oggettiva di una singolarità nata per essere complemento in un processo narrativo corale, completamento di un progetto di residenza che, a tutti gli effetti, si configura come un esperimento bilaterale, a cavallo tra statement artistico e sociale. 
A corollario di quest’esperienza irripetibile, Les Pratiques Solitaires prevede per ognuno un libro d’artista più un bonus, il volume con esplicativo del progetto nel suo insieme. (Andrea Rossetti)

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