23 febbraio 2017

Orso d’oro all’iraniano Jafar Panahi, perché alla Berlinale vince il senso politico e poetico dell’arte

 

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Il festival “politico” di Berlino premia con l’Orso d’Oro Taxi di Jafar Panahi, film realizzato con pochi mezzi ma molta poesia dal regista-attore a bordo di un taxi per le vie di Teheran. Condannato dal regime iraniano a non poter girare film né uscire dal paese, Panahi è stato sostituito in sala dalla famiglia e dalla commossa nipote Hana Saeid che ha ritirato il premio. Ma la lista di premiati è lunga e si susseguono il gran premio della giuria a Pedro Larrain con El Club, film che ha fatto parlare di sé per la forte critica rivolta alla Chiesa, ed il premio per miglior regia è andato ad ex equo a Radu Jude per Aferim! e Malgorzata Szumowska per Body. Ancora altre statuette per Miglior sceneggiatura a Patricio Guzmán per El Bóton de Nacár, rivelazione a Ixcanul di Jayro Bustamante, Outstanding Artistic Contribution a Sturla Brandth Grøvlen per Victoria, Outstanding artistic contribution for camera per Under electric cloud di Alexey German jr. per la fotografia eccellente curata da Evgeniy Priniv e Serghej Michal’Chuk, miglior attrice e miglior attore rispettivamente a Charlotte Rampling e Tom Courtenay assieme in 45 Years di Andrew Haigh. (Alessandra Franetovich)

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