27 settembre 2018

Indagando la natura della musica. Ari Benjamin Meyers protagonista a Sonic Somatic di Firenze

 

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Il confine tra discipline artistiche è una dimensione in perenne fermento, che fa della sperimentazione la propria linfa vitale. Lo sa bene il musicista, compositore e direttore d’orchestra Ari Benjamin Meyers, newyorkese, classe 1972, residente a Berlino, che nella sua ricca storia professionale ha collaborato con grandi nomi delle arti visive, tra cui Anri Sala, Tino Sehgal, Dominique Gonzalez-Foerster, Philippe Parreno e Hans Ulrich Obrist. Dal 5 al 7 ottobre, Meyers sarà a Firenze, ospite della quarta edizione di Sonic Somatic, festival nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2018 che, interamente dedicato a lui, offrirà cinque performance alle Serre Torrigiani, poco distanti dal centro storico della città. 
Sonic Somatic è nato nel 2015, indaga il rapporto tra arti visive e produzione musicale contemporanea ed è curato da Silvana Fiorese, Valeria Mancinelli, Chiara Nuzzi e Stefania Rispoli. «Il festival – ci hanno spiegato le curatrici – intende analizzare le relazioni tra suono, spazio e corpo, come suggerisce anche il titolo tratto da una pubblicazione di Christof Migone di qualche anno fa dedicata proprio ‘all’aspetto somatico’ della sound art. Le prime tre edizioni di Sonic Somatic hanno ospitato diversi artisti con produzioni assai differenti tra loro, dai percorsi sonori alle installazioni, dai concerti alle performance, sottolineando quell’attitudine informe e interdisciplinare del suono. Quest’anno, per la prima volta, il festival si concentra su un unico artista Ari Benjamin Meyers scelto proprio perché rappresentativo di una ricerca affine alle tematiche di Sonic Somatic. Meyers non si definisce un sound artist, né tantomeno un musicista nel senso stretto del termine. Benché abbia avuto una formazione classica, nelle sue opere interroga la natura stessa della musica e dell’esperienza musicale, mettendo in discussione le sue strutture e i suoi elementi fondamentali. “È possibile trasformare una sala da concerti in uno spazio espositivo e viceversa? La musica può essere esposta?”, sono solo alcuni dei suoi interrogativi. Le sue performance richiedono la presenza di un ascoltatore coinvolto e attento, capace di interpretare e partecipare attivamente». 
I giardini e le loro serre costituiscono un luogo e una scenografia inediti per Meyers, che presenterà alcune opere, selezionate dalla sua produzione degli ultimi dieci anni, adattandole alle caratteristiche uniche del contesto in dialogo con i performer locali a cui è stata affidata la loro esecuzione. I partecipanti saranno invitati a prendere attivamente parte alla dimensione sperimentale che Meyers innesca tra pubblico, suono ed esecutori. 
La partecipazione agli spettacoli è gratuita ma è necessario prenotare qui oppure inviare una mail a sonicsomatic@gmail.com. (Silvia Conta
In alto: Ari Benjamin Meyers portrait, photo Ricarda Spiegel

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