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«Il dolore passa, ma la bellezza resta», così disse Pierre-Auguste Renoir all’allievo Henri Matisse quando, nonostante la malattia e la sofferenza che lo affliggevano, seguitava a dipingere l’ultimo lavoro. La lezione del maestro impressionista sull’esperienza salvifica della bellezza e di come, nel suo audace tentativo di superamento del dolore, essa sia in grado di creare un varco verso il miglioramento di se stessi, l’aveva ben chiara il fondatore della Comunità di San Patrignano. Quando, nel 1978, Vincenzo Muccioli decise per la prima volta di aprire i cancelli della comunità agli ultimi, aveva in mente un luogo di rinascita. Quel posto magico, immerso nel verde delle colline riminesi, sarebbe stato il posto delle seconde possibilità, quelle di tutti coloro che, nonostante gli sbagli, si sarebbero riappropriati della loro esistenza a partire da un valore fondamentale: la bellezza.
Quest’anno, la comunità di recupero più grande al mondo festeggia 40 anni e lo fa inaugurando una raccolta di opere d’arte che più di 40 artisti, galleristi e collezionisti contemporanei hanno scelto di donare. Dopo la Triennale di Milano, la “Collezione San Patrignano. Work in progress” fa tappa al Museo MAXXI di Roma per approdare, alla fine del tour nazionale, presso il nascente Museo di Rimini nel 2019. Dal 26 settembre al 7 ottobre, lo Spazio Extra del MAXXI ospiterà un’ampia selezione dell’intera raccolta, con opere, tra gli altri, di Michelangelo Pistoletto, Vanessa Beecroft, Alessandro Busci, Giorgio Griffa, Agnes Martin, Davide Monaldi, Julian Schnabel, Sandro Chia, Enzo Cucchi.
Un progetto, ha spiegato Letizia Moratti, che si configura come un unicum, in Italia, nel sistema di gestione di un’impresa sociale, inaugurando la pratica tipicamente anglosassone dell’endowment. La costituzione di una riserva patrimoniale che andrà ad arricchirsi nel tempo sarà lo strumento in grado di garantire alla comunità un futuro autosostenibile. Quella del MAXXI, ha puntualizzato la presidentessa Giovanna Melandri, non è una tappa casuale, il Museo del XXI secolo non può fare a meno di raccogliere le contraddizioni della società del presente e di dare voce alle esperienze civili nate dal terreno della sofferenza e delle dipendenze autodistruttive. La vivace intuizione da cui ha preso il via il progetto artistico di San Patrignano, offre un modello prezioso per tutte le realtà del terzo settore che, oggi più che mai, combattono la dura battaglia per la propria sostenibilità e testimonia come la nuova relazione tra pubblico e privato sociale divenga un beneficio per tutta la comunità. (Valentina Cirilli)














