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Non c’è nulla da fare: è decisamente una star. E se fosse, forse, un po’ meno “rock”, potrebbe quasi soffiare il posto alla collega Marina Abramovic. E invece Tracey Emin, nata a Croydon nel 1963 e cresciuta a Margate, diventata famosa come artista a metà degli anni ’90 in mezzo alle polemiche (che non si sono mai affievolite, fino all’ultima disquisizione intorno al suo famosissimo Bed, tacciato di non essere opera sua), non perde appunto la sua verve di bad girl.
Dopo la sua nomina nel 2011 di professore alla Royal Academy la sua fama, specialmente ma anche al di fuori dell’Inghilterra, è costantemente cresciuta fino ad arrivare alla progettazione delle statue per i Brit Awards di quest’anno, che si svolgono mercoledì. Le celebri sculture sono state rivestite del suo inconfondibile segno, bianche con un lettering blu, che riporta proprio la calligrafia di Tracey che si “congratula”. Ma la personalizzazione non è finita: sulla schiena le statue riportano un fiocco vistoso, simbolo di quella femminilità che l’artista ha sempre messo come cardine fondamentale dei suoi lavori. E che attraverso un grande articolo sul Guardian lancia anche la sua colonna sonora.
Volete ascoltare anche voi la playlist del cuore di Tracey? Allora iniziate dai Pink Floyd, con Dark Side of the Moon, mentre se volete sintonizzarvi sulla canzone dalla sua adolescenza prendete Young Americans di David Bowie, mentre se volete impazzire come lei, nelle sue giornate in studio, niente di meglio che un album firmato dal gruppo degli Scissor Sister. Roba da spotify.












