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L’anno scorso era La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, quest’anno invece è il Grand Budapest Hotel secondo la creatività e lo stile di Milena Canonero. La costumista italiana si porta infatti a casa la quarta statuetta della sua carriera, in questa 87esima edizione dei premi più importanti del cinema.
Dopo Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Momenti di Gloria di Hugh Hudson e Marie Antoinette di Sofia Coppola, questo film segna l’ennesima consacrazione della Signora della sartoria cinematografica italiana, grazie alle scene firmate da Wes Aderson e dei suoi variopinti personaggi, che hanno vinto il premio anche nel trucco e nelle acconciature.
Ma è Birdman, del regista messicano Iñárritu a sbancare: le quattro statuette più ambite che segnano miglior film, miglior regia, migliore fotografia e migliore sceneggiatura originale vanno a questa storia di un attore in declino, famoso per aver interpretato un mitico supereroe, alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo, cucita addosso a Michael Keaton, che però non è salito sul palco a ritirare il premio. Patricia Arquette è invece la migliore attrice con Boyhood di Richard Linklater, mentre J. K. Simmons, è il migliore attore non protagonista per Whiplah di Damien Chazelle; Eddie Redmayne, migliore attore protagonista per La teoria del tutto e Julienne Moore, migliore attrice protagonista per Still Alice. Film, questi due, che anche per la scottante tematica della malattia, non avrebbero potuto passare indifferenti nel giudizio.












