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Ce ne eravamo occupati anche noi, a più riprese, quasi un paio di anni fa ormai. Parliamo di piazza Verdi a La Spezia, che sotto il segno di una riqualificazione aveva visto una levata di scudi contro il suo rifacimento e pedonalizzazione parziale per tutelare qualcosa come dieci pini asfittici che resistevano in mezzo a quello che era, fondamentalmente, un incrocio. In questi anni ci si era messa di mezzo la politica e non solo: associazioni ambientaliste, minoranza consiliare e anche Vittorio Sgarbi, che nel giugno 2013 aveva fatto una delle sue solite arringhe contro il progetto dello studio Vannetti con Daniel Buren per una serie di sculture-arredo della piazza.
Ora, invece, il Consiglio di Stato ha emesso sentenza: “Da un punto di vista storico, tutti gli elementi istruttori depongono univocamente per l’ipotesi che la piantumazione del filare di pini marittimi sia avvenuta con una decisione autonoma, estranea (anche per la provenienza della proposta) all’originario progetto di sistemazione architettonica della piazza e successiva, seppur di poco, alla sua realizzazione, con l’intento di realizzare un intervento di arredo urbano”.
I pini, insomma, non erano dotati dell’interesse storico e architettonico per il quale le associazioni ambientaliste si erano battuti e così sono stati respinti ricorsi e ora la piazza si farà, presumibilmente completata a maggio, per ospitare il passaggio del giro d’Italia.
“Dopo 17 mesi di beghe legali, sgambetti a favore o contro questo o quell’organo di informazione, indagini geologiche e fiumi di parole, anche chi si strappava le vesti per l’abbattimento degli alberi potrà dire apertamente che la piazza sta meglio senza le dieci chiome. Non correrà il rischio di dire qualcosa che va contro la giustizia”, ha riportato il quotidiano Città de La Spezia. E vedremo anche cosa dirà chi finora si era dichiarato convinto che l’intervento di Buren fosse “estraneo” alla storia della piazza e della città, quando lo stesso artista aveva dichiarato: «Con l’Architetto Vanetti e il suo team condivido la stessa responsabilità. Abbiamo fatto il progetto, una trasformazione non solo del luogo stesso, ma anche nel cambiare il tipo di alberi, sostituendo i pini con una serie di altre categorie portandone molti di più rispetto a quelli che vogliamo tagliare». Les jeux sont fait. Per fortuna!












