11 marzo 2015

Cambiano i protagonisti ma i problemi del sistema si ripetono, e anche il Regno Unito taglia sulla cultura

 

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Due importanti direttori di altrettanti musei nazionali hanno seccamente condannato in un dibattito i tagli alla cultura effettuati recentemente dal governo britannico. Molti dirigenti, in quanto rappresentanti di istituzioni, sono spesso cauti nel criticare le scelte del governo, ma non può dirsi lo stesso per David Anderson, direttore generale del National Museum Wales e Christoph Vogtherr (foto sopra), presidente uscente della Museums Association
Anderson ha definito la situazione attuale della crisi molto grave, e non c’è da biasimarlo considerando i tagli effettuati dal governo negli ultimi cinque anni che stanno lentamente uccidendo le realtà museali locali. Il direttore sottolinea la difficoltà di sopravvivere per le istituzioni non londinesi, il 70 per cento delle donazioni filantropiche infatti sono destinate ai musei della Capitale, per un sistema da sempre accusato di essere troppo londracentrico. «C’è un urgente bisogno di fondi ulteriori. Questo modello di finanziamento della cultura sta fallendo», ha dichiarato.
Christoph Vogtherr, che è anche il direttore del Wallace Collection, ha affermato più o meno le stesse cose. Nello specifico secondo Vogtherr il contributo pubblico per il suo museo sarebbe calato del 40 per cento negli ultimi cinque anni. il direttore inoltre si è dichiarato molto preoccupato per l’incremento della privatizzazione del settore culturale. Dunque l’Italia non è la sola a tagliare proprio dove non dovrebbe, i governi sembrano non riuscire a trovare fondi in altri modi e se c’è crisi a rimetterci è sempre la cultura, reiterando un sistema che ha già dimostrato ampiamente di essere fallimentare. (Giulia Testa)

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