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«Non voglio dare molte spiegazioni, o discutere a lungo, né giustificare. Sono guatemalteca, non cubana. Forse, a me personalmente, mancano gli strumenti analitici a teorizzare la situazione, ma ho troppa empatia. La decisione è stata difficile. Ho pensato a lungo. Ho aspettato che le circostanze cambiassero per settimane. Al contrario, la tensione è aumentata e il silenzio è cresciuto. Io non posso andare alla Biennale, a una festa in un Paese in cui, a mio parere, ci sono molte cose da combattere e non da celebrare. Non voglio arrivare a Cuba e godere dei privilegi mentre gli altri intorno a me sono repressi. A Cuba realizzerò solo la mia performance “Cana”, e il curatore Giacomo Zaza e il suo team saranno gli unici miei interloculori. Il mio tragitto sarà solo dall’aeroporto al campo, e viceversa non farò interviste né dichiarazioni ma solo il mio lavoro, che è quello che so fare meglio ed è la mia arma. Questa decisione è stata presa per rispetto di Tania Bruguera: rispetto il suo coraggio e rispetto tutti quei ribelli che non si sono limitati a seguire le regole e a tacere. E soprattutto perché l’empatia in tempi di crisi, è l’ultima cosa che si perde».
Annuncia così, con questa toccante lettera, la sua partecipazione alla prossima Biennale de L’Avana Regina José Galindo, rimarcata dal curatore Giacomo Zaza: «Siamo arrivati a questa decisione a causa dei cambiamenti e delle proteste contro la libertà di espressione in atto. La performance si farà, ma Regina Galindo si manterrà fuori dal sistema e dalla mondanità dell’evento della Biennale. La sua azione resta un gesto poeticamente e moralmente alto, un principio di libertà e discussione del presente, anche se stiamo continuanando a lavorare in una direzione solidale con tutta la gente e tutti gli artisti che nell’isola “dall’interno” militano per il raggiungimento della libertà d’espressione».
Un’altra azione forte, destinata ad essere performance a sua volta. Come non poteva essere altrimenti.
Sopra: Regina Josè Galindo, Studio KÜNSTLERHAUS BETHANIEN, Berlino 2014. foto di Francesca Rao












