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Il titolo è emblematico: “Invisible Beauty”. I protagonisti sono i fotografi Akam Shex Hadias (foto sopra) e Latif Al Ani, fotografi, la performance di Rabab Ghazoul, lo scultore Salam Atta Sabri, e la pittura di Haider Jabbar, sotto la curatela di Philippe van Cauteren e con il supporto della Ruya Foundation.
Parliamo del Padiglione iracheno alla 56esima Biennale, che mira a portare alla luce la difficolta di mostrare la bellezza nel Paese assediato dallo Stato Islamico.
«Tutti gli artisti hanno un impegno forte e personale verso l’attuale situazione nel loro paese», spiega il curatore, che metterà in scena anche 500 disegni realizzati dai rifugiati nel nord dell’Iraq.
Un’idea nata dalla rabbia e dalla difficoltà di comunicare, con una risposta da parte della popolazione della zona che, affermano gli organizzatori, è stata travolgente.
E, last but not least, c’è anche la partecipazione straordinaria di Ai Wei Wei, a sua volta con una raccolta di disegni che saranno pubblicati in un libro dal titolo Traces for Survival: Drawings by Refugees in Iraq Selected by Ai Weiwei. Rimarcare la difficoltà, con poesia. Come giusto che sia, senza dimenticare la realtà dei fatti.












