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Il Padiglione Belgio per la 56esima edizione della Biennale di Venezia presenterà il lavoro di Vincent Meessen (foto in home page) insieme a quello di altri artisti internazionali. Questa decisione è senz’altro una novità rispetto alle scelte che hanno caratterizzato il Padiglione in passato, essendosi nel tempo maggiormente concentrato su artisti provenienti dal Belgio stesso. Quest’anno cambia quindi la nozione stessa di rappresentazione nazionale e apre le porte a diversi punti di vista.
Meessen e la curatrice Katerina Gregos hanno sviluppato un gruppo espositivo internazionale, che accoglierà altri dieci artisti da quattro continenti differenti, ospitando per la prima volta anche alcuni artisti provenienti dall’Africa. I lavori, molti dei quali creati appositamente per la Biennale, esplorano le questioni relative alla modernità coloniale, da sempre al centro della ricerca di Meessen.
Personne et les autres, questo il nome della rassegna, indaga appunto le conseguenze dei coinvolgimenti politici, storici e artistici tra Europa e Africa. Il progetto mette in discussione la concezione europea di modernità, esaminando il patrimonio condiviso dell’avanguardia segnato dall’influenza culturale dei due continenti.
Al centro dell’esibizione c’è il nuovo lavoro audiovisivo di Vincent Meessen ispirato ai diversi intellettuali congolesi rimasti sconosciuti. Il Padiglione non si concentra però esclusivamente sulla storia del Congo, ma si focalizza su tutti i risultati prodotti dalla modernità coloniale, siano essi positivi o negativi.
Tra gli artisti chiamati a collaborare con Meessen anche un’italiana, Elisabetta Benassi. L’artista rende omaggio a Paul Panda Farnana, conosciuto come M’Fumu, uno dei tanti idealisti del Congo ingiustamente dimenticati. Fu il primo a ricevere un’istruzione di livello in Belgio diventando l’avvocato dei diritti dei congolesi. Gli altri artisti coinvolti sono Mathieu K. Abonnenc (Guiana francese), Sammy Baloji (Repubblica Democratica del Congo); James Beckett (Zimbabwe) Patrick Bernier & Olive Martin (Francia e Belgio), Tamar Guimarães e Kasper Akhøj (Brasilie e Danimarca), Maryam Jafri (Pakistan) e Adam Pendleton (USA).
Una scelta inattesa per il Padiglione Belgio, che si concentra finalmente su un tema, il colonialismo, troppo spesso comodamente dimenticato. (Giulia Testa)










