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Arriva la primavera e Assab One riapre con l’archivio ideato da Pietro Gaglianò, che ha iniziato il suo nomadismo nel 2010, dallo studio fiorentino dell’artista Malagigi.
Si chiama “The Wall (archives)” ed è nato come resoconto “privato”, quando il curatore chiese a una quarantina di contatti di raccontare l’idea di muro, all’indomani delle celebrazioni per il ventennale della caduta della più celebre “costruzione” di Berlino. Una “pratica” che si è ampliata nel tempo – oggi siamo alla decima edizione – e alle pareti di Assab One sono esposti qualcosa come oltre 200 contributi tra cui si scoprono quelli di artisti come Gian Maria Tosatti, Giovanni Ozzola, Paola Chiasera, Alessandro Piangiamore, Luca Pancrazzi, fino a quelli di amici, conoscenti, appartenenti a una sfera più intima e meno legata all’arte che però hanno lasciato traccia della loro percezione.
Una mostra che mixa un alto grado politico con l’idea della divisione, ma che non risulta divisa all’atto pratico: perché il muro è mobile, espanso, ed espandibile. Una vera e propria costellazione di visioni.
E quello che risulta è un percorso che per certi versi diviene, tramite la moltitudine, un resoconto della nostra quotidianità, spesso costretta da muri che a volte non si riescono a percepire e che vanno ben oltre la coercizione a cui ci hanno abituato regimi e leggi. Un modo corale per iniziare la stagione, in uno degli spazi più belli del panorama indipendente milanese.












