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Lui è uno dei designer giapponesi più acclamati al mondo, e questa edizione del salone del mobile probabilmente si ricorderà anche per la sua mostra al museo della permanente con l’ultimo biennio della sua produzione. Stiamo parlando di Nendo e di un allestimento assolutamente zen, in linea con la sua poetica produttiva, quello della creazione di oggetti che sono flussi di pensiero. Nendo infatti afferma che i suoi prodotti non nascono con una funzione già determinata, ma possono essere tavoli che divengono sedie, linee che si fanno piani, luci che divengono omaggio alla spiritualità e bottiglie. Bottiglie? Esatto: l’installazione più poetica, al di la del puro design, sono i contenitori che raccolgono metaforicamente i differenti tipi di pioggia giapponese: un omaggio alla varietà della lingua orientale che contiene numerosissimi lemmi per identificare i diversi tipi di precipitazione. Tutt’intorno le storie e le tecniche della tradizione, gli “incidenti” produttivi che fondono pura ricerca e artigianato, piccoli oggetti come ciotole, piatti, ceramiche monocrome bianche e nere. E vetro, di quella trasparenza che contraddistingue una mostra che immersione in un’altra dimensione del concetto-oggetto. Zen per davvero.














