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Se il Presidente della Biennale Paolo Baratta si è “scomodato” per l’opening del Padiglione cinese all’Arsenale, un motivo ci sarà. E sapete qual è? Che il Paese, oltre ad essere uno dei più forti del mondo, ha allestito un padiglione molto articolato, visivamente e anche a livello sonoro.
La Repubblica Popolare infatti schiera per il suo “Other Future” non solo l’arte, ma la musica, con il compositore e ambasciatore dell’Unesco Tan Dun, che ha creato una sinfonia appositamente per gli spazi del padiglione.
In esterno invece il bel progetto di Liu Jiakun With the wind 2015. It’s your call, opera composta da una serie di canne suonate dal vento. Ma non è finita, perché c’è anche la danza, con Wen Hui, pioniera del ballo contemporaneo e fondatrice del Living Dance Studio. E l’arte? Presente con le opere multimediali di Lu Yang, classe 1984. Il padiglione, vera e propria polifonia, è allo stesso tempo una dimostrazione muscolare e una riflessione sulla situazione contemporanea cinese, con alcuni focus fondamentali, a partire dal problema delle campagne, visto secondo lo sguardo di Wu Wenguang e dal suo China village documentary project. Un’altra stelletta al Sol Levante, quest’anno decisamente al top.












