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Alla Casa dei Tre Oci si è aperta la mostra “Future Histories”, che vede sfidarsi due idee diverse ma complementari di museo immaginario alla base delle ricerche dell’americano Mark Dion e del russo Arseny Zhilyaev. Chissà che avrebbe pensato il pittore simbolista Mario De Maria che in quella casa abitò e lavorò più di un secolo fa.
Alla presenza degli artisti e del fondatore del VAC (Victoria Art Contemporary che dalla sua nascita collabora con i Tre Oci) Leonid Mikhelson – e di sua figlia Victoria da cui la fondazione prende il nome – il curatore Magnus Af Petersens illustra le meraviglie della mostra. E di meraviglie, nel senso che veniva dato a questa parola ai tempi delle wunderkammern, bisogna parlare, soprattutto per Mark Dion, che riempie gli spazi dei suoi reperti marini – anche raccolti sui fondali veneziani – esemplari organici sotto formaldeide, disegni di pesci e altra fauna, e altre curiosità, tutti ordinati e catalogati come fosse una raccolta di un gabinetto scientifico settecentesco, in cui fantasia e realtà si simulano si confondono. Particolarmente intrigante il progetto residenza site specific: 5 assistenti di Dion, infatti, per 15 giorni plasmeranno uccelli, e altri animali anche fantastici, basandosi su un testo di epoca illuminista. I modelli fluorescenti (foto sopra) riempiranno una stanza illuminata dalla luce di Wood, creando un effetto meraviglioso.
Molto diversi i musei immaginati da Zhyliaev che invece raccontano del rapporto utopico e politico tra una società e il suo modo di raccontare il passato. Musei immaginari, come quello sulla cultura proletaria – in cui un operaio sovietico prende a martellate un orinatoio duchampiano, dando corpo tra l’altro al sogno segreto di molti critici – o il museo che esiste in un futuro ove l’umanità è molto diversa da oggi (o no?) e che vede affiancati 63 gatti giapponesi della felicità a un modello sintetico di iperuomo, asessuato e proiettato verso una vita cosmica. (Mario Finazzi)












