09 maggio 2015

Venezia/Padiglioni. La cartografia liquida del Messico, nella nuova sede stabile all’Arsenale

 

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L’alta parete di ferro freddo e liscio, percorsa da un flusso ininterrotto di acqua, assorbe l’oscurità della penombra e si estende come un lungo solido irregolare, architettura indecifrabile di una civiltà passata o futura. Possessing nature, a cura di Karla Jasso, non conosce mezzi termini e risuona come una locuzione perentoria, la cui semantica invade la Sala delle Armi dell’Arsenale, che sarà sede stabile del padiglione messicano fino al 2034. Non poteva essere altrimenti, perché le strategie fatali del linguaggio, i meccanismi del potere, la ricaduta nel reale dei concetti, sono le linee guida della ricerca artistica e filosofica di Tania Candiani (1975) e Luis Felipe Ortega (1966), il cui progetto è stato scelto dall’Istituto Nazionale di Belle Arti messicano, in seguito a un concorso su invito. 
Così, partendo dalla fluidità, categoria totale delle società contemporanee, i due artisti hanno lavorato sull’idea del possesso e della memoria, del colonialismo e della distorsione. L’acqua è il tratto storico che unisce le origini di Venezia e Città Del Messico – entrambe edificate su una superficie lagunare – e manifesta la sua presenza con impeto, scorrendo fragorosamente nell’incavo ricavato alla sommità dell’imponente pannello, per poi raccogliersi in un bacino artificiale, sul cui fondo scorrono alcune immagini delle due città. Possedere la natura, attraverso i confini della cartografia e la monumentalità delle soluzioni architettoniche, è una distorsione dello spazio che trascina gli spettri del colonialismo e della sovranità imposta. È necessario rilevare che, per il Messico, i concetti di confine e frontiera hanno ripercussioni strutturali, in ambito politico, sociale e individuale. Zona di tensione e di permeabilità, la frontiera è uno schema interpretativo che determina la ridefinizione continua del reale, la sua messa in discussione. Allora, il rigore geometrico dell’installazione, netto come una forma topografica, sembra essere schiacciante, una forza trasversale che appiattisce la percezione, segmentando le dimensioni. Però, l’intensità del flusso restituisce un’espressione di imprevedibilità, alludendo alla libertà del movimento naturale, scavando una traccia non controllata nel meccanismo monolitico del potere. (Mario Francesco Simeone) 
Tania Candiani and Luis Felipe Ortega, Possessing Nature, 2015, (costruzione opera). Photo by Jaime Navarro

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