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Irina Nakhova chiude il ciclo del Concettualismo moscovita proposto da Stella Kesaeva, responsabile delle scelte compiute nelle ultime tre edizioni. Dopo Andrei Monastyrsky e Vadim Zakharov (1959) è il turno della rinominata “amazzone” del circolo.
Nakhova ha ideato alcune tra le prime installazioni dell’arte russa contemporanea. Le sue Komnaty (Stanze. 1983-1989) sono il punto di confronto costante del padiglione attuale, carico di riferimenti alla sua storia personale. Tinto di verde, il padiglione ci porta all’epoca della sua costruzione ad opera dell’architetto Schchusev. Al primo piano, un percorso diviso in tre stanze inizia con un gigantesco pilota, autoritratto dell’artista che ci osserva mentre entriamo nel suo spazio. Dedicata all’icona dell’arte russa, il quadrato nero di Malevic, la seconda stanza è divenuta pura esperienza sensoriale. Il nero invade lo spazio e il quadrato, di vetro e sul pavimento, è filtro di luce. L’ultimo ambiente è un’esplosione di colori dove il rosso della rivoluzione incontra il verde della perestrojka. Uno spazio mentale e onirico dove emergono “i sentimenti saturati e vividi”. Per ricomporre i pezzi, il piano terra presenta il contesto storico dell’artista. Una foto a grandezza naturale testimonia la partecipazione alle Collettive Action, un video girato da Sabine Hansgen rende l’immagine delle sue Stanze. Infine un’installazione fotografica crea un intreccio tra la storia comune e quella privata, filtrata attraverso il gesto della madre anziana che cancellava i volti dalle fotografie, segnando vortici con la penna, perché li ricordava con la mente. Un gesto che ricorda le identità cancellate in epoca sovietica. (Alessandra Franetovich)












