13 maggio 2015

Tre donne e un collettivo, per il Turner Prize. In shortlist Bonnie Camplin, Janice Kerbel, Nicole Wermers e gli Assemble

 

di

Non sono particolarmente note al grande pubblico, come già era successo con il vincitore dello scorso anno, Duncan Campbell. Anche quest’anno, nel più prestigioso premio inglese sembra che a dominare saranno i temi della coscienza sociale e dell’arte politica. 
Penelope Curtis, direttore della Tate Britain che lascerà il museo tra pochi mesi, ha dichiarato: «Credo che il premio sia diventato più “grave”. Ha perso alcuni degli aspetti sensazionali che aveva in precedenza, e questo è un bene. Uno degli obiettivi era quello di migliorare la qualità della discussione sull’arte contemporanea e questi artisti pongono domande che sono difficili per tutti noi». 
Coscienza sociale prima di tutto, cambiamento, e una partecipazione che più che essere un collettivo sono quasi due squadre di calcio: gli Assemble, gruppo in shortlist, sono infatti 18 designer e architetti under 30, che hanno lavorato per la riqalificazione di alcune aree di Liverpool (foto sopra). 
E poi ci sono, appunto, le donne: Bonnie Camplin, docente al Goldsmiths e vicina alle pratiche pubbliche; Janice Kerbel, 45 anni, nata in Canada e a sua volta con un master alla Goldsmiths; Nicole Wermers, 43 anni, tedesca di origine e una pratica che esplora design e gusto, il modo con cui giudichiamo le cose per il loro aspetto (foto di copertina).
That’s all, almeno per ora. Vedremo che decideranno i giudici Kyla McDonald, direttore artistico di Glasgow Sculpture Studios; Joanna Mytkowska, direttore del Muzeum Sztuki Nowoczesnej a Varsavia, e il critico e curatore Jan Verwoert, testimoni di un premio che cambia, e non poco.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui