Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Chiaramente, come in ogni “art week” che si rispetti, all’ombra della madre nascono figli più o meno buoni, e più o meno abili a mantenersi sulle proprie gambe.
Nel caso newyorchese da due anni a questa parte insieme a tutto il carrozzone è arrivata anche Select Art Fair, in quel meraviglioso edificio al 548 della 22esima strada West che i bene informati sanno essere stato la sede del Dia Art Center.
Verrebbe da dire, con rammarico, che è vero peccato che le cose siano cambiate perché a Chelsea, che di selezione se ne intende, almeno se si usa il discrimine degli affitti, Select non ci azzecca proprio. A metà tra un Affordable Art Fair, un po’ fiera giovane, un po’ di quartiere (con moltissime gallerie di Brooklyn in testa), su tre piani è davvero difficile trovare qualcosa su cui valga la pena soffermarsi.
La pittura, ahi noi, dove si vede lascia parecchio a desiderare, e non parliamo di installazioni o altro. Pollice decisamente verso, insomma, per questa kermesse dal sapore giovanilistico e parecchi raffazzonata, come le performance della serata inaugurale: il gruppo Blondes, Lee Ranaldo e il Mivos String Quartet hanno messo in scena azioni decisamente pacchiane, concettuose o al limite del ridicolo, come accaduto con le due girls nude e con caschetto biondissimo a insaponarsi con un liquido bianco che, in apparenza latte, tradiva la sua essenza di colla vinilica, con il risultato che potete immaginare sulla pelle.
Eppure, nel bene o nel male, anche in questo caso c’è da fare una menzione d’onore: le sale sono state prese d’assalto, tanto che intorno alle 20 le scene isteriche per l’attesa sul marciapiede non si sono fatte attendere. Ma come è stato lo sfottò dei buttafuori (in questo caso buttadentro) V.i.p. grows up o, ancora, Everybody is a v.i.p.
Chissà, forse l’organizzazione aveva paura che l’opening passasse in sordina, nascosto all’ombra di Frieze, e così ha rilasciato accrediti a chiunque lo chiedesse. E noi qui, l’ingresso, lo consigliamo solo ai più temerari.












