18 maggio 2015

New York/musei. La leonessa Yoko Ono torna al MoMA, guardando alle proprie origini, e portandovi dritti al cielo

 

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Lirica e, allo stesso tempo, decisamente Minimal. È il one woman show (si intitola proprio così) di Yoko Ono al MoMA, il museo di New York più amato e frequentato dagli italiani. Un percorso che si sviluppa nelle sale del sesto piano e che comprende le “antiche” esperienze dell’artista (in un arco che copre il decennio 1960-71), rivelandone le poetiche che da sempre l’hanno accompagnata fin dalla sua prima personale, proprio qui, nel 1971 e intitolata Musueum of modern (f)art, che già la diceva lunga su pratiche relazionali e un’indagine tra l’universo umano calcando la mano talvolta sull’aspetto più poetico, e in altri momenti decisamente più intimo, sensuale. 
Tra vecchi video, composizioni per l’amico Jhon Cage, La Monte Young o George Maciunas, escono dai muri le smile box, coperte da una tendina che dovrete aprire voi stessi. Vi si riveleranno piccole scatole, di diversi materiali, il cui contenuto principale è uno specchio: ritratto dell’artista per certi versi, idea di condivisione, di un’antesignano concetto di sharing. 
Ovviamente non può mancare John Lennon, non tanto per il deja vu dei manifesti di War is over, ma anche per la stanza ricreata con l’esperienza di Plastic Ono Band, che nel 1969 portò l’artista con Lennon ed Eric Clapton, tra gli altri, ad esibirsi al Toronto Rock Festival. E mentre i musicisti suonavano Yoko era in scena dentro la sua Bag Piece (1964) che potrete voi stessi provare all’entrata, mettendovi dentro come in un sacco da obitorio e sperando un’alterazione della percezione, cercando modalità di movimento, in una sorta di danza allusiva e misterica.
Tra gli altri pezzi anche un inedito, affascinante: To see the sky. Dedicata al cielo e a chi lo ama, una scala a chiocciola nera e dall’apparenza pesantissima vi porterà in alto, ad affacciarvi sui grattacieli di Midtown sopra di voi, dalla balaustra della galleria. Peccato che una volta arrivati in cima sentirete la struttura vibrare decisamente: è il movimento dell’uomo, che determina l’oscillazione. Non è specificato, ma sembra essere evidente: per arrivare al cielo bisogna essere determinati, ed evitare di disperdersi in movimenti inutili. E, non in ultimo, di non lasciarsi intimorire dal mondo sotto i propri piedi. 

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