08 giugno 2015

Le conseguenze di un negozio che chiude? Si porta via la storia dell’arte del Novecento di New York

 

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Dal 1905 è nell’East Village. Un piccolo negozio angusto, su cinque piani, stramaledettamente amato da generazioni di artisti. Per chi non lo conoscesse è un pezzetto di storia della Grande Mela, e si chiama New York Central Art Supply Inc.
Perché parliamo di un’attività commerciale? Prima di tutto perché non è un luogo come un altro, e poi perché da qui sono passati Andy Warhol, James Rosenquist, Yoko Ono e Frank Stella, poi Keith Haring, Jean Michel Basquiat e poi ancora John Currin, Eric Fischl e Kiki Smith, per comperare i ferri del loro mestiere. E poi anche Ralph Lauren e Martha Stewart hanno acquistato, negli anni, parecchie forniture per il mondo della moda. 
Ora però qualcosa non va: personale licenziato e “mancanza di lavoro”, e la prospettiva di chiudere entro fine anno. L’ultima vittima delle proprietà a gestione familiare delle imprese di New York, che da anni stanno lottando per sopravvivere a causa dei crescenti prezzi degli immobili, l’ondata di vendite su Internet e l’afflusso di catene. 
Conosciuto per la sua impareggiabile selezione di carte d’artista (stimata da qualcuno tra i 4 e i 6mila tipi diversi), per la sua selezione unica di taccuini, NY Central ha riservato negli anni competenze ormai diventate rare quanto la qualità dei prodotti che offre, piccolo gioiello nell’avanzamento dell’uniformità. Se siete artisti o semplici amatori, insomma, perché non contribuire al mantenimento di questo posto che pare uscito da un romanzo di Paul Auster, magari comprando qualcosa? 

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