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Ogni anno gli Swiss Art Award a Basilea fanno il punto della giovane arte elvetica con una selezione di quasi cinquanta artisti, di cui nove vengono premiati con la somma di 25mila franchi per permettere loro di concentrarsi con continuità per un anno sul proprio lavoro, come è stato ricordato nella cerimonia di premiazione lunedì sera. Le opere dei vincitori rispecchiano bene i trend che al momento caratterizzano l’arte internazionale, con la generazione della post-internet art e della teenage culture – Yves Scherer – la fascinazione per l’esplorazione anatomica e al tempo stesso tecnologica del corpo umano, con un approccio elegantemente formale – Melodie Mousset – o ancora l’uso del linguaggio e della scrittura con un approccio installativo – Gilles Furtwangler. I lavori più interessanti sono però quelli in cui l’estetica è ridotta al l’osso e la ricerca riesce a creare intensi momenti di riflessione che coinvolgono lo spettatore, come l’installazione di Gilles Aubry, che ha condotto uno studio sulla musica tradizionale del Marocco a partire dalle registrazioni sul campo del 1959 del compositore americano Paul Bowles, da cui sviluppa una riflessione sul tema del “testimone” e della trasmissione dell’eredità culturale, o il video di Julia Gerocs, in cui performance, analisi dei vissuti individuali e riflessione sull’incontro di culture diverse si fondono in una narrazione intima, resa quasi ipnotica dai gesti lenti e meditativi che l’accompagnano. (Silvia Simoncelli)










