17 giugno 2015

Artbasel/Le mostre da non perdere: la collezione Hoffmann trasforma lo Schaulager in un vero e proprio museo di arte contemporanea

 

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Volitiva, curiosa, appassionata: l’immagine Maja Hoffmann-Stehein accoglie i visitatori della mostra “Future Present” a Schaulager, moltiplicata sulle cinque tele di Andy Warhol che la ritrasse nel 1980. La donna che nel 1930 ha deciso di dedicare una fondazione d’arte al marito scomparso prematuramente e sostenere “l’arte del proprio tempo” ha messo insieme una delle raccolte d’arte più significative del XX secolo, sostenuta da tre generazioni familiari che hanno condiviso la sua passione. Quest’anno Schaulager accoglie per la prima volta una mostra dedicata alla collezione della Fondazione Emanuel Hoffmann, e diventa un vero e proprio museo dell’arte moderna e contemporanea. Si parte con una sequenza eccezionale di dipinti delle avanguardie storiche, a cui fanno seguito opere dei tardi anni ’60 di Mario Merz, Richard Long e degli altri artisti scelti da Szeeman per “When attitude becomes form”, la nota mostra bernese osteggiata dai conservatori, e compresa invece nel suo spirito innovativo da Maja (foto sopra). Si passa poi a Beuys, Naumann, Baldessarri, Artschwager: una rassegna cosmopolita che non resta indifferente anche agli (allora) giovani artisti svizzeri, come Rémy Zaugg e Fischli e Weiss (foto di copertina). Al piano inferiore si trovano le opere collezionate a partire dagli anni ’90: tutti i nomi di rilievo, con lavori di grandi formato. La sorpresa più interessante si trova però ai tre piani superiori eccezionalmente accessibili al pubblico, dove in alcune delle sale dello storage progettato da Herzog e de Meuron sono allestite grandi installazioni – tra gli altri – di Mattew Barney, Bill Viola, Steve McQuinn. Ma l’opera migliore rimane forse lo Schaulager stesso, che questa volta assume per intero la sua funzione di casa per l’arte (Silvia Simoncelli).

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