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A Basilea si va per vendere. E sarà per questo spirito agguerrito già in partenza, fatto sta che le cose vanno bene anche alle gallerie italiane, che hanno fatto ottimi stand. «Se va bene Basilea, possiamo stare tranquilli quasi tutto l’anno», esordisce senza mezzi termini Alfonso Artiaco, che nel suo stand propone, tra gli altri, David Tremlett, Robert Barry, Sol LeWitt, Liam Gillick e Thomas Hirschorm. Le vendite? «Buone e con interessanti trattative in corso». Concorda Nicola Mafessoni della galleria Massimo Minini: «Metà dell’anno è fatta, se si vende a Basilea». E loro che di pezzi ne hanno venduti parecchi, puntano ora a fare bingo con la “quadreria” di Hans Peter Fedelmann: un’intera parete di fronte, allo stand, tappezzata da quadri di paesaggio dell’artista tedesco. Intanto l’opera che avevano proposto per Unlimited è stata acquistata da un museo. Italiano? No, straniero, naturalmente.
Tale è l’entusiasmo che i galleristi italiani hanno portato anche artisti italiani. Massimo Bartolini è un nome che ricorre da Massimo De Carlo a Magazzino. Ma qui lo sforzo di Mauro Nicoletti (titolare di Magazzino) è stato notevole: un grande wall painting fatto a larghe bande di colore che circonda tutto lo stand. «Il quale prende spunto da un quadro di Savinio, Fleurs etranges, perché tutte le opere presenti: da quella di Pedro Cabrita Reis, di Jorge Peris a quella di Alessandro Piangiamore, hanno a che fare con questo quadro», spiega Nicoletti. Che il colpo grosso l’ha fatto comunque vendendo alla Fondazione Vuitton la grande installazione di Mircea Cantor presentata a Unlimited. De Carlo invece è quasi al terzo cambio di stand. «Ottime vendite, gongola Flavio del Monte della galleria milanese, il più richiesto è stato Rudolf Stingel».
Ottimismo anche da Franco Noero, che ha un bello stand articolato tra Tunga, Sam Falls, Gabriel Curi, Lothar Baumgarten, Martino Gamper che ha allestito l’ufficio e Lara Favaretto. Questi ultimi due sono andati via subito. Grande successo l’ha avuto Pae White da Kaufmann Repetto, insieme a Latifa Echakhch e a Dianna Molzan, per le cui opere i collezionisti si sono messi in lista d’attesa. Mentre Zero…, oltre agli italiani Pessoli, Andreotta Calò e Micol Assael, ha puntato su Gavin Kenyon e ha fatto centro. Anche loro cambiando lo stand, non solo per rimpiazzare le opere vendute, ma anche per presentarlo ogni giorno modificato.
È piaciuto anche lo stand molto minimalista di Raffaella Cortese che ha installato un dialogo tra Zoe Leonard (artista di punta della galleria) e James Welling, osando un rigore che a Basilea sembrerebbe fuori luogo. Chi invece è molto nello spirito aggressivo della fiera è la Continua: stand colorato con un grande pezzo di Pascale Marthine Tayou, venduto ad una collezionista di Firenze, gli ultimi specchi di Pistoletto, Chen Zen, Anish Kapoor e Mona Hatoum. Più misurato quello di Gio’ Marconi, che espone tra gli altri Rosa Barba, Francesco Vezzoli, Allison Katz, Nathalie Djurberg e Hans Berg e Markus Schinwald.
Gli italiani non finiscono qui. Ci sono i grandi classici, come quelli presentati da Tucci Russo, Christian Stein, tra cui spicca un superbo Castellani, Tornabuoni, che a Unlimited ha portato la super Dadamaino, Tega e Lo Scudo di Di Carlo, suo era il grande Vedova proposto ad Unlimited. Di giorni per vendere ce ne sono ancora, ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dire che è andata. Alla grande.










