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Stavolta c’è voluta parecchia fantasia. Sì, perché l’inserviente che a Madison, negli Stati Uniti, si è armato di martello e ha fatto a pezzi l’intervento pubblico dell’artista newyorchese Jim Osman, forse più che per eccesso di zelo andrebbe processato per non aver distinto una panchina da un cumulo di monnezza.
E così, da oggi, abbiamo una nuova storia da annoverare tra i netturbini di musei o comuni che lanciano nel cassonetto opere. Peccato che il pezzo di Osman fosse all’interno del percorso della mostra “Sculpture Mile”, organizzata dalla Fondazione no-profit Hollycroft. Valore 10mila dollari, il pezzo era appunto una panchina sagomata e rivestita con erba artificiale, ispirata dai disegni dell’architetto francese Le Corbusier; una vera e propria chaise longue rivisitata, e nemmeno da un perfetto sconosciuto visto che l’artista lavora con la Lesley Heller Gallery nel Lower East Side, e insegna alla Parsons School.
Pazienza se per molti l’arte contemporanea è spazzatura, e pazienza se i collezionisti se la pagano a peso d’oro: qualche volta bisognerebbe aprire gli occhi e guardare alle forme, anche. Ora, pare, il pezzo verrà ad ogni modo riassemblato.










