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San Maurizio Maggiore, in realtà, vista dall’esterno di grande non ha granché: è strozzata su corso Magenta, a Milano, senza sagrato, quasi di fronte a Palazzo Litta.
Eppure al suo interno conserva un tesoro che, da oggi, è di nuovo visibile alla città e al mondo: 4mila metri quadrati di affreschi, completamente rimessi a nuovo, e per la maggior parte realizzati nei primi anni del ‘500 dal Maestro Bernardino Luini.
«Nel 1985, quando iniziammo i lavori, la chiesa era in uno stato di degrado assoluto. L’operazione di pulitura è stata di gran lunga la più difficile, perché le croste nere che coprivano i colori brillanti caratteristici della pittura lombarda del Cinquecento poggiavano su una pittura molto fragile. Altrettanto impegnativa è stata la bonifica dai sali dovuti alle infiltrazioni di acqua», ha ricordato a Repubblica Paola Zanolini, coordinatrice dei restauri, iniziati proprio trent’anni fa grazie ad una donazione anonima che ne permise i primi recuperi, fino ad entrare nei programmi culturali di Banca Popolare di Milano, che ha finanziato i lavori dal 1997 a oggi. Ora che quella che è stata definita la “Cappella Sistina” di Milano, per estensione delle pitture dalle pareti alle volte è stata completata, probabilmente inizieranno anche nuovi “pellegrinaggi”: lo scorso anno sono stati 150 mila i turisti, e chissà che con i nuovi blu splendenti, gli oro e i rossi, non si possa migliorare. D’altronde non solo siamo a due passi dal Duomo, ma anche a poche centinaia di metri dal Cenacolo.












