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159 sì e 122 no alla Camera per la riforma della “Buona scuola”, segnata da tensioni, tra cortei e dichiarazioni di Sindacati che hanno parlato di un Governo arrogante, mentre gongolano il Ministro Stefania Giannini e anche Dario Franceschini.
«Per la prima volta si riesce a sfondare un muro che molti ministri non erano riusciti a valicare: il muro dell’autonomia completa e della valutazione che non era mai riuscita a entrare nella scuola, un elemento qualificante», ha dichiarato il Ministro all’Istruzione, ricordando anche le future 100mila assunzioni dei precari e l’autonomia delle presidenze, con i conseguenti mal di pancia per i docenti di seconda fascia non entrati in graduatoria e l’idea di un futuro strapotere (e corruzione?) dei vertici degli istituti italiani. Ma oltre a quello che cambierà per il corpo docenti e per la struttura, cosa verrà modificato per gli studenti e soprattutto per quella materia che ci sta così a cuore, la storia dell’arte?
Le rassicurazioni sono arrivate direttamente del Mibact: «Con il DDL scuola ritorna l’insegnamento della storia dell’arte e verranno riconosciuti i titoli di studio rilasciati dagli istituti che operano nei settori dei beni e delle attività culturali che godranno di criteri di equipollenza al diploma di laurea. Nei percorsi formativi inoltre si arricchiscono gli insegnamenti legati alla musica, allo spettacolo e al cinema. Sono state adottate misure importanti che consentiranno la stabilizzazione dei comandati da diversi anni presso musei, soprintendenze e luoghi della cultura», ha dichiarato Franceschini. Ora la palla passa alla Camera. Poi il risultato sarà sui banchi, e sotto gli occhi di tutti.










