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I principali musei greci, riferiscono i professionisti dell’arte dello stato ellenico, sono al collasso. Dopo il 61 per cento di no che al referendum hanno chiesto all’Europa di rinegoziare il debito, a mettere le cose in chiaro sul lato “contemporaneo” è la curatrice Katerina Gregos, che ha organizzato la quinta Biennale di Salonicco (fino al 30 settembre).
«Il Museo di Stato di Arte Contemporanea di Salonicco ha fondi sufficienti solo per pagare gli stipendi del personale. Non può finanziare i costi di gestione e le mostre, coprire bollette e pagare internet; l’inaugurazione de EMST, il nuovo museo di arte contemporanea di Atene, con sede in una ex birreria, è stato ritardato a causa del deficit», spiega Gregos, incalzata dal direttore del museo macedone d’arte contemporanea, Denys Zacharopoulos, che ricorda che dal 2008 quello che è stato immediatamente tagliato con la crisi riguardava cultura, istruzione e sanità.
Il suo museo, sempre a Salonicco, è passato dai 500mila euro di finanziamenti nel 2006 ai 180mila di oggi. Anzi no, oggi il museo è temporaneamente chiuso perché se fosse aperto andrebbe in bancarotta, con 20 lavoratori in esubero e un costo troppo alto d’aria condizionata.
Che arrivino accorpamenti da Atene, o no, il messaggio di Zacharopoulos è uno solo: «Il vero problema oggi è che i gravi fatti economici significano che non si può più sognare un mondo migliore», dice ripreso da The Art Newspaper. Gli artisti, questo, lo sanno da tempo. E il problema è che, senza un mondo praticabile, anche l’arte è destinata a scomparire. L’ultima “bancarotta” della Grecia.










