17 luglio 2015

Una nuova morte nel cantiere del Louvre di Abu Dhabi. E il fuoco delle polemiche torna a bruciare sulle condizioni di lavoro nel Golfo

 

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Ucciso sul lavoro, e dal lavoro, probabilmente. Un giovane pakistano è l’ultima vittima del cantiere del Louvre di Abu Dhabi, e l’ultimo innesco per una serie di richieste che i lavoratori del Golfo hanno indirizzato in una lettera aperta a Manuel Rabaté e Jean-François Charnier di Agence France Museum (AFM), e Jean-Luc Martinez, presidente e direttore del Louvre di Parigi.
Tra le questioni sollevate, il gruppo ha chiesto delucidazioni sulle condizioni dei lavoratori, e anche chiesto di conoscere gli “specifici piani” del Louvre nel portare migliorie alle condizioni di benessere, al trattamento degli operai in caso di sciopero e, non in ultimo, quali provvedimenti si sono presi dopo questo nuovo decesso. 
In tutta risposta l’AFM si è detta profondamente addolorata per questo tragico incidente ed ha immediatamente inviato le sue condoglianze alla famiglia, parenti e colleghi della vittima, ma ha rimarcato la sua “non responsabilità nella costruzione del museo”. Alle conclusioni, insomma, provvederà la polizia e la ditta che dirige i lavori. 
Il “Gulf Labor”, associazione costituita nel 2010 per garantire migliori condizioni di lavoro per i lavoratori su Saadiyat Island, nel marzo del 2014 aveva anche pubblicato un dossier sulle possibilità di migliorare la “schiavitù” degli operai nei futuri musei degli Emirati. Cambierà qualcosa o, quando avremo l’onore di vedere compiute le opere, anche le tracce di “nero” spariranno dalle coscienze?

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