23 febbraio 2017

Tra cliché e provocazione, “La Grande Madre”. Dai social network alla stampa famelica, ecco qualche riflessione sulla mostra-evento

 

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Donna come soggetto e non più solo come oggetto della rappresentazione, ma anche stavolta il tutto mantiene il curioso paradosso di essere mostrato attraverso immagini scelte da un uomo. Dopo tutte le premesse, le dichiarazioni di intenti, le curiosità, i colpi di scena – come l’assenza taciuta fino all’ultimo di un giustificato Massimiliano Gioni, neo papà che al termine dell’inattesa videoconferenza ci mostra orgoglioso il suo primogenito (tutto torna, nemmeno a farlo apposta!) e una stampa famelica di prima visione ecco, Signore e Signori, “La Grande Madre”, che dopo le presentazioni ufficiali di ieri (e con la nostra intervista al curatore), oggi suscita qualche domanda in più.
Riuscitissimo l’obiettivo documentaristico teso a omaggiare le trasformazioni novecentesche del cliché donna uguale madre, attraverso un corpus immane di circa 400 opere che danno l’idea precisa di un vero e proprio ‘parto’ curatoriale dall’impressionante vastità, che forse talvolta risulta eccessiva a scapito del potenziale dirompente di alcune immagini. Le aspettative, nutrite dalla dichiarazione iniziale di Gioni, di una visione spietata e poco rassicurante del femminile in grado di sovvertire il millenario cliché della grande madre procedono, insomma, un po’ con il freno a mano tirato. Ma non disperate, si è ricompensati da un grande merito attribuibile alla mostra: quello di averci messo di fronte a quell’oscura complessità in cui il senso dell’essere donna e madre si intreccia al senso oltre umano dell’esistere.
E che non si limita a documentare le mutazioni di immagine della maternità nell’arte del Novecento, omaggiando il rassicurante binomio a cui il titolo pare aderire, ma ambisce anche a testimoniare la dura lotta di emancipazione della donna verso un’autorappresentazione aldilà dell’archetipico stereotipo in cui lo sguardo maschile l’aveva da sempre relegata. Ora vedremo come reagirà il pubblico, specie quello del “nutrimento” di Expo, dopo un intero agosto passato a sbirciare il progetto di Fondazione Trussardi dal buco della serratura di social network, anticipazioni, foto di backstage e chi più ne ha più ne metta. (Martina Piumatti)

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