12 settembre 2015

Non solo Venezia. America svegliati, e guarda l’Europa! Lo dice Michael Moore, dal Toronto Film Festival

 

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Farà discutere ancora, visto che stiamo parlando di uno dei filmaker-documentaristi più discussi al mondo: Michael Moore. Che dopo Roger&Me, Fahrenheit 9/11 e Sicko torna con il progetto Where to invade next, che ancora una volta mette la pulce nell’orecchio agli Stati Uniti, ma stavolta ancora più provocatoriamente: guardando all’Europa, ai suoi Paesi e sistemi, anche contraddittori, che però il regista reputa migliori che quelli statunitensi. 
Anche stavolta il j’accuse è rivolto all’America capitalistica, quelle delle invasioni accadute e potenziali, attraverso una fanta-fiction che sfocia nel vero: dopo tutte le mancate conquiste, all’indomani della seconda guerra mondiale, si comincia con l’invasione dell’Europa. Partendo da una serie di “studi sociali” sulle abitudini aziendali, di welfare, legate alla cultura, allo studio, per scoprire che – sparpagliati qui e là – la vecchia Europa ha sistemi produttivi e servizi al cittadino decisamente più avanzati che quelli del nuovo continente. 
«Volevo girare un film dalla parte delle persone invadiamo i territori che non conosciamo e crediamo che i nostri sistemi di valori siano più efficienti degli altri. Non è così. La ragione per cui nascono certe guerre è proprio la disinformazione, il non aver mai parlato con la gente», ha detto Moore. 
Un altro colpo basso: non solo perché nessun grande studios è stato tra i produttori di Where to invade next, ma anche perché la scorsa notte distributori di tutto il mondo si sono messi in fila, Netflix in testa, pur di acquistare il film. Che si preannuncia campione di incassi, e forse di un’ultimo sguardo tagliente, anche se ormai un po’ mainstream.

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