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Stavolta non c’entrano, in apparenza, terroristi o simili. Sono state le forze di sicurezza egiziane a uccidere per errore dodici persone, tra turisti e accompagnatori, alle porte del Wahat verso il deserto del Sinai, l’area proibita occidentale che è stata anche occupata dai militanti dell’Isis.
La colpa, insomma, non sarebbe da far ricadere su polizia ed esercito (addestrata per far fuori qualsiasi cosa che abbia una parvenza terroristica), che chissà cosa devono aver pensato quando si sono visti avvicinare quattro fuoristrada zeppi di gente.
Il ministero non ha precisato quante siano le vittime messicane e quelle egiziane, ma è certo che i viaggiatori avessero con loro delle guide locali. Come riportano anche i quotidiani, stamane, ci sono state già alcune testimonianze, tra cui quella del tour operator che accompagnava in gita i turisti, per la maggior parte messicani: «Tre aerei da combattimento dell’esercito hanno cominciato a sparare e lanciare missili sui veicoli. Alcuni hanno cercato di scappare ma i militari li hanno inseguiti aprendo il fuoco su chiunque fuggisse».
In attesa di scoprire come siano andate davvero le cose, un fatto è certo: anche questo ultimo episodio non farà bene alle sorti turistiche del Nord Africa, già danneggiate dai recenti episodi di cronaca, e dalla crescente paura dell’ingresso di un vero e proprio Stato Islamico.












