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«Un sacco di arte classica mostra immagini di violenza spaventose, come la crocifissione. Ma non ce ne accorgiamo, perché in realtà le vediamo come illustrazioni di una storia. Alcune di queste opere ci invitano a riflettere sulla violenza e il contesto religioso non deve essere escluso da questo nuovo dibattito». Una lezione che arriva da un illuminato critico? Macché, a parlare è David Bradley, decano dei reverendi della Cattedrale di Sheffield, edificio che da oggi ospita “Going Public. International Art Collectors in Sheffield”, rassegna di arte contemporanea che, appunto, porta nella città inglese alcuni dei pezzi più famosi e controversi di cinque collezioni provenienti da Francia, Regno Unito, Germania e dalla collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
E in scena, proprio da Torino, arriva la sanguinante scultura dei fratelli Chapman Cyber Iconic Man (1996, nelle foto), installata nella Cappella dello Spirito Santo della Cattedrale.
Si tratta della raffigurazione di un uomo appeso a testa in giù, grondante sangue su un grande tino nero, da una serie di ferite su diverse parti del corpo. Una specie di strano Cristo, senza sesso, che si prevede farà discutere e non poco la comunità locale, anche se il reverendo mette le mani avanti e assicura che questo “grande pugno” sarà compreso.
Oltre ai Chapman in scena vi saranno anche Maurizio Cattelan, Douglas Gordon, Goshka Macuga e Susan Philipsz. Vedremo se tutto filerà liscio.












