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Solo ieri ha diffuso i rapporti che annunciavano lo sbocco dei pagamenti straordinari del 2015 per i lavoratori dei Beni Culturali, ma oggi per Dario Franceschini è arrivata una doccia mediatica gelata: il Fatto Quotidiano oggi ha riportato che il Ministro avrebbe chiesto i nomi dei lavoratori presenti all’Assemblea dello scorso 18 settembre, e anche il Corriere della Sera ha rimarcato che la Soprintendenza ha richiesto dati sulla partecipazione alle assemblee sindacali: “un obbligo di legge che serve per il conteggio delle ore in cui si svolge questa attività, ore che non possono superare per persona il numero di 10 all’anno. La soprintendenza ha quindi sempre svolto la sua funzione di controllo, nelle modalità consentite, sul normale svolgimento dell’attività sindacale”.
Un fraintendimento? Forse sì, e Franceschini non ha mancato di far sentire le sue ragioni: “è offensivo e infamante anche solo pensare che io possa aver chiesto alla Soprintendenza la lista dei nomi dei lavoratori che hanno partecipato all’assemblea di venerdì scorso al Colosseo. La notizia che io o che gli uffici centrali del MiBACT abbiano sollecitato alla Soprintendenza la redazione di un “rapporto urgente” è dunque del tutto inventata e priva di ogni fondamento”.
Eppure, secondo Claudio Meloni, coordinatore Cgil Beni Culturali, «Ieri la soprintendenza archeologica di Roma ha emanato una nota interna in cui chiedeva in toni ultimativi, minacciando sanzioni disciplinari agli uffici competenti che non lo avessero fatto in tempo, la lista dei partecipanti all’assemblea sindacale di venerdì mattina. Io credo rientri in un clima in cui si sta cercando di criminalizzare i lavoratori». Un altro angolo da chiarire in una vicenda che sta procurando un vero e proprio braccio di ferro tra sindacati e politica.












