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Ieri l’Accademia Americana di Roma, nei bellissimi spazi di Villa Aurelia, ha inaugurato l’apertura delle attività autunnali con un evento di tutto rispetto: una conferenza dell’artista Isaac Julien, seguita da uno scambio di battute con il critico e curatore Mark Nash.
Come “Chi è Isaac Julien?” ? Avete presente la lettura del Capitale di Marx nella sala centrale del Palazzo delle Esposizioni della Biennale? Il cuore motore di tutta l’operazione di Enwezor (foto sopra)? Beh, lui ne è l’autore e regista.
Durante la conferenza Julien, con il suo accento in parte londinese in parte caraibico – la famiglia di Julien proviene dall’isola di St.Lucia – ha illustrato il suo ultimo percorso di ricerca, caratterizzato da video in cui la narrazione si moltiplica su diversi schermi.
Come si ci potrebbe aspettare da un artista che dal cinema viene e verso il cinema tende a ritornare, Julien è partito parlando dei due film presentati alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, The Leopard, e Better Life, in realtà riadattamenti di progetti precedenti. Il primo, sul tema dell’immigrazione, deriva da WESTERN UNION: small boats (2007); il secondo dall’etereo Ten Thousand Waves (2010), una riflessione sulla Cina antica e contemporanea aiutata da performers d’eccezione (tra cui la divina musa di Wong Kar-Wai, Meggie Cheung) e partita dalla tragedia di Morecambe Bay, in Inghilterra, in cui persero la vita annegati 23 lavoratori cinesi.
È stata poi la volta di altri due lavori partiti da uno spunto politico, in questo caso le contraddizioni dell’odierno sistema capitalistico, cavallo di battaglia di Julien: Playtime (2014), che a metà tra verità e finzione – uno dei protagonisti, Simon de Pury, è un vero banditore d’aste d’arte e interpreta sé stesso – traccia ipotetiche relazioni tra capitale e mercato dell’arte; e poi il KAPITAL (2013) in cui su due schermi l’artista e il professore marxista David Harvey colloquiano sulla possibilità di raffigurare il Capitale (divertentissimo, a proposito, il tentativo di “coreografare il Capitale”).
Infine un cenno sui nuovi progetti, che partono dall’ultimo lavoro commissionatogli da Rolls-Royce Motor Cars (ricordate le polemiche? Ma come Isaac, mi fai tanto il critico del Capitale e poi mi cadi così?) e portato a Art Basel 2015: Stones Against Diamonds (2015). Questa volta il punto di partenza è stato, e sarà per l’ulteriore espansione del progetto in programma per il 2016, la figura dell’architetto brasiliano Lina Bo Bardi, e in particolare una sua lettera in cui alle pietre preziose dichiarava di preferire gli elementi naturali più poveri.
Per sapere però in che modo Julien rielaborerà i nuovi spunti svelati in conferenza, come la foto della Casa de Vidro o la copertina di Domus della Bo Bardi, dovremo aspettare il prossimo anno. (Mario Finazzi)














