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…una pioggia di vino rosso. Una colonna di grasso, banchetto per insetti e abitanti dell’ecosistema. Una scala che sbuca da un tetto. Un ramo colmo di alimenti che appare da una finestra. Un rudere di mattoni che protegge la pianta. Una barca di cioccolato realizzata con i migranti di un centro di accoglienza. Un accumulo di scatoloni da supermercato. Un pianoforte a coda sovrastato di giocattoli e strani oggetti. Bimbi/panocchia e misteriose caramelle. Un albero in orizzontale lungo un chilometro. Un Museo rappresenta il luogo della cuccagna. Campi elettrici. Alberi musicali. Performance, workshop, residenze d’artista e molto altro in un percorso che attraversa tutta la Penisola e che riserva molte sorprese.
Ecco l’incipit de L’albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte, presentata all’Expo Gate di Alessandro Scandurra. La mostra, la cui ideazione e curatela è firmata Achille Bonito Oliva e Davide Rampello (Curatore del Padiglione Zero a Expo 2015), è patrocinata dall’Esposizione Universale.
Il soggetto cardine è l’albero della cuccagna, un mito che trae le sue origini nel nord d’Europa per poi diffondersi sino al Mediterraneo nel corso dei secoli. Una tradizione antica dunque, che parla di un albero dai continui frutti, simbolo di abbondanza, divertimento e nutrimento. È l’immagine della natura che si dispone in maniera favorevole nei confronti dell’umanità, che deve conquistare il cibo con la sua abilità. Era usanza nei secoli scorsi porre su dei pali una sorta di grata a ombrellino – la ricostruzione artificiale dell’albero della cuccagna – su cui veniva appesa una grande varietà di cibarie, prevalentemente insaccati, formaggi o vino; i contadini gareggiavano tra loro per poter vincere il goloso bottino, arrampicandosi sino in cima per cercare di afferrare i premi. A testimonianza di ciò, è in corso fino all’11ottobre al Castello Sforzesco di Milano l’interessante mostra Il mito del paese di Cuccagna. Immagini a stampa dalla Raccolta Bertarelli, a cura di Giovanna Mori e Andrea Perin, che ripropone numerose stampe dei secoli scorsi in cui si possono osservare queste tradizioni antiche. Con il progetto L’albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte Achille Bonito Oliva ha scelto e invitato oltre 40 artisti di diverse provenienze e generazioni, creando una rete espositiva diffusa in tutto il Belpaese, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, che coinvolge sia musei sia fondazioni pubbliche e private. Così facendo, è stata data a ognuno di loro la libertà di poter esprimere con un’opera, un’installazione, una forma, la propria idea e interpretazione dell’albero della cuccagna, in vista di una partecipazione collettiva e di un’interattività polivalente e polisensoriale. «Una mostra finalmente non vietata ai minori» ci dice Bonito Oliva, ovvero che possa e riesca a coinvolgere anche le persone più giovani e gli studenti. L’abbondanza di cibo però non vuole essere solo un richiamo utopico a un mondo immaginario, dove il cibo cade dal cielo e il terreno è solcato da vino e da latte; infatti, vuole fungere anche da monito – legandosi alle fondamenta ideologiche di EXPO – sui temi e sulle problematiche dell’alimentazione del nostro presente. Non a caso, la mostra ha inizio sulla scia degli ultimi giorni dell’Esposizione Universale 2015, testimonianza del fatto che la sua fertilità tematica abbia lasciato il segno. Tra gli artisti coinvolti vi sono alcuni grandi nomi, tra cui Michelangelo Pistoletto che lavorerà presso la sua Cittadellarte/Fondazione Pistoletto di Biella, Alfredo Jaar alla Fondazione Merz di Torino, Luigi Ontani al Museo archeologico di Napoli e Mimmo Paladino al Complesso Carlo V di Lecce. A partire da oggi e sino al 10 ottobre 2015 – Giornata del Contemporaneo – si inaugurano le installazioni ambientali; il primo albero sarà inaugurato domani a San Gimignano e il tutto si concluderà il 10 febbraio 2016. In Lombardia hanno aderito al progetto l’Hangar Bicocca di Milano che ospiterà l’opera di Parick Tuttofuoco, la Fondazione Mudima sempre di Milano con l’artista Ben Vautier e la GAMeC di Bergamo con Marinella Senatore. L’albero che troverà posizione a Milano – la sede è ancora da stabilire definitivamente – sarà firmato da Oliviero Toscani. Ecco quindi una mostra in progress, che vuole essere un lavoro estetizzante e riflessivo, una diffusione d’arte capillare, “un’opera napoleonica” – come la definisce ABO. Un esperimento di dialogo tra artisti, istituzioni, natura e società. (Micol Balaban)
Sopra: Alfredo Jaar, Che 100 fiori sboccino, 2014, Torino, Fondazione Merz
In home page: Franco Losvizzero, Montefortino, L’Infernaccio










