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Dopo aver conquistato le prime pagine dei tabloid sbaragliando gli avversari alle primarie del partito Laburista, il neo eletto segretario Jeremy Corbyn dice la sua sui tagli all’arte e sul recente sciopero dei lavoratori della National Gallery.
Corbyn, pittore astratto nel tempo libero, ha messo a punto un documento di 13 pagine in cui detta la linea dei laburisti sull’arte per gli anni a venire, concentrandosi in particolar modo sulle politiche economiche che il governo conservatore di Cameron sta effettuando dal 2010 e impegnandosi a invertire la rotta.
A soffrire dell’ondata di austerity sono stati soprattutto i musei pubblici, che hanno subito tagli di oltre il 30 percento e che non vedono prospettive di miglioramento all’orizzonte. Uno degli impegni presi da Corbyn è quello di rendere meno “londracentrico” il sistema dei finanziamenti pubblici, destinati per la stragrande maggioranza alla capitale, a discapito dei musei più periferici. Il neoleader laburista ha poi espresso solidarietà per i lavoratori della National Gallery, che scioperano contro la privatizzazione della famosa istituzione inglese, invitando il direttore Gabriele Finaldi a risolvere la questione. Corbyn ha poi auspicato una nuova strategia nazionale di gestione del patrimonio artistico che faccia seguito al famoso “White Paper” della ministra laburista Jennie Lee degli anni ’60. I conservatori rinfacciano però all’opposizione di essere arrivati tardi con la proposta: il 4 settembre il ministro Tory per le arti, Ed Vaizey, ha ufficializzato nel suo blog l’intenzione di pubblicare entro questo inverno un nuovo “White Paper” in cui definire la futura strategia governativa in materia di arti.










